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Primavera viola ad Andreazzoli: il profilo del “nonno” che ha ispirato un trick di Taddei

Niccolò Ghinassi
Niccolò Ghinassi Redattore 
Aurelio Andreazzoli. La Fiorentina Primavera riparte, dopo lo scudetto della scorsa stagione con Galloppa, non da un profilo giovane e in rampa di lancio ma da un tecnico navigato che deve diventare il nuovo punto di riferimento per i virgulti viola.

Aurelio Andreazzoli. La Fiorentina Primavera riparte, dopo lo scudetto della scorsa stagione con Galloppa, non da un profilo giovane e in rampa di lancio ma da un tecnico navigato che deve diventare il nuovo punto di riferimento per i virgulti viola. Andiamo quindi a ripercorrerne la storia ed a capire meglio le caratteristiche ed il rapporto con le squadre giovanili.

Chi è Aurelio Andreazzoli

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Aurelio Andreazzoli nasce a Massa il 5 novembre 1953. Da calciatore, dopo aver fatto parte delle giovanili del Genoa, ottiene le sue esperienze sul campo con sole due squadre tra il 1973 e il 1982, ovvero Sessana e Pescia. Inizia ad allenare a metà degli anni '80 nelle categorie dilettantistiche toscane (Orrione, Ortonovo, Pietrasanta). Dopo aver guidato diverse realtà tra Serie C e D (tra cui Massese, Grosseto e Alessandria, e nel '96 gli allievi nazionali della Fiorentina), la vera svolta arriva nel 2003, quando entra a far parte dello staff diLuciano Spalletti all'Udinese. La collaborazione prosegue anche a Roma successivamente, dove nel 2005  diviene collaboratore tattico del tecnico di Certaldo. A Roma, tra l'altro, per un certo periodo di tempo, anche lui ha la fortuna di vedere il suo nome associato a un ricordo positivo. Tutto merito di Taddei. Il brasiliano, infatti, rinominò in suo onore un trick da giocoliere con il quale dribblò secco un difensore dell’Olympiacos durante un incontro in Champions League della stagione 2006/2007. Rimasto a lungo nell'ombra come prezioso collaboratore, Andreazzoli darà comunque un contributo importante alla costruzione di quella Roma, rimanendoci fino al 2017 come collaboratore tecnico con l'inframezzo nel 2013 della panchina ad interim in seguito all'esonero di Zeman. In quel finale di stagione riesce a dare un'identità precisa alla formazione capitolina, arrivando a disputare anche la Finale di Coppa Italia (persa nel derby contro la Lazio) e venendo poi sostituito a fine stagione. Nel dicembre 2017 siede sulla panchina dell'Empoli, guidando la squadra a una splendida promozione in Serie A e diventando un punto di riferimento per il club toscano, dove è tornato in più riprese. Lì viene soprannominato affettuosamente dai giocatori "nonno", un po' per l'età un po' per la tendenza a ritirarsi spesso a vita privata. Nel 2019 allena anche il Genoa, mentre nel 2022-2023 arriva l'esperienza alla guida della Ternana. L'ultima avventura in panchina, invece, ancora sulla panchina dell'Empoli nel 2023-2024.

Come gioca Andreazzoli

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Andreazzoli, da stretto collaboratore di Spalletti, è stato un forte seguace del modulo che trovò fortuna a Roma nel primo decennio del nuovo millennio, ovvero il 4-2-3-1. Tendenzialmente, predilige moduli che esaltano il gioco palla a terra e il fraseggio centrale e più recentemente ha utilizzato spesso anche il 4-3-1-2 e il 4-3-3. In particolare, questo è il modulo che ha utilizzato nell'Empoli nella sua ultima esperienza in panchina nella stagione 2023-24, modulo dove entrambi i terzini fungevano da spinta, mentre gli esterni d’attacco agivano con il piede invertito. In mezzo spazio al mediano basso, con un'ala d’interdizione e un'altra con maggiore propensione offensiva a coadiuvarla. Per cercare la profondità, invece, il gioco passa tanto sulle catene laterali con la rapida sovrapposizione dei terzini mentre gli esterni vengono in mezzo al campo. La fase di non possesso, invece, prevede un pressing organizzato e aggressivo già nella metà campo avversaria, per cercare di recuperare la sfera il prima possibile.

Il rapporto con giovani e giovanili

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Con le squadre giovanili e con i giovani calciatori in generale è sempre stato guidato da una chiara filosofia basata sulla pazienza, sulla crescita umana e sul diritto di sbagliare. All'inizio della sua lunga gavetta da tecnico, tra l'altro, Andreazzoli ha lavorato direttamente nei settori giovanili guidando la Primavera della Lucchese (dal 1992 al 1994) e successivamente gli Allievi della Fiorentina tra 1996 e 1998. Nel corso degli anni, questo background lo ha plasmato come un vero e proprio "maestro di calcio", un'attitudine che ha poi trasferito con successo nelle sue esperienze con le prime squadre. Secondo la sua visione, il talento va accompagnato e protetto, alternando momenti in campo a panchine strategiche per non bruciare le tappe. Pur essendo spesso l'allenatore più anziano della categoria, ha sempre mantenuto un rapporto fresco, empatico e quasi paterno con gli atleti. La Fiorentina lo ha voluto proprio per questo: non si tratterà infatti solo di un ruolo come allenatore, ma Andreazzoli e la sua esperienza fungeranno da faro nell'intero settore giovanile della Fiorentina. Una scelta precisa voluta dalla società e da Paratici per organizzare al meglio il lavoro con il futuro della maglia gigliata mediante una figura esperta, autorevole e aperta al dialogo. Sperando che trovi presto le fortune del suo predecessore.