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Alessandro Fiesoli: “Da raccattapalle alla prima intervista a Mario Cecchi Gori”
Nell’anno del centenario della Fiorentina, Violanews vi tiene compagnia con una serie di interviste con le persone che, questi cento anni di storia, li hanno scritti e continuano a scriverli. In campo, sugli spalti, coi ricordi e con il tifo. In questa ventisettesima puntata la nostra redazione ha contattato Alessandro Fiesoli, giornalista.
Un commento sulla situazione attuale della Fiorentina?
“Una Fiorentina da lavori in corso in tutti i sensi, da squadra a società a stadio. L’arrivo di Grosso presuppone un nuovo disegno tecnico. Come allenatore lo conosco poco, ma lo ricordo bene come campione del mondo a Berlino, uomo decisivo di Lippi. Quanto a Paratici questo inizio di mercato lo dobbiamo giudicare promettente, con gli acquisti di Viery, Dragusin, Atta e Jimenez nel giro di pochi giorni. Sono investimenti considerevoli, Paratici ha ricevuto una delega importante dal Presidente lontano in America. Ormai le proprietà straniere sono una realtà, prendiamo atto di questo cambiamento che riguarda tutto il mondo del calcio. I primi quattro acquisti sono incoraggianti, ma allo stesso tempo cerchiamo di capire anche come verrà sfoltita la rosa. Si pensa e si spera che venga resa più competitiva. Non dimentico, però, che anche l’anno scorso il mercato fu giudicato quasi all’unanimità positivo, quindi speriamo che quest’anno faccia seguito una squadra all’altezza degli investimenti fatti”.
Il ricordo più bello?
“Ne ho tantissimi, come vittorie le due Coppa Italia e la Supercoppa Italiana seguite come giornalista de La Nazione. Dovendo dire un episodio professionale, mi piace ricordare la prima intervista a Mario Cecchi Gori. Dopo la crisi con i Pontello, con la Nazione ci ponemmo l’impegno di favorire l’arrivo di un presidente all’altezza, così nel gennaio del ’90, alcuni mesi prima dell’acquisto della Società da parte di Mario Cecchi Gori, io andai nel suo studio romano a intervistarlo e lui mi confessò che la tentazione di acquistare la Fiorentina c’era. Ecco, mi piace pensare che La Nazione, con all’epoca Sandro Picchi caposervizio dello sport di cui ero il vice, svolse il suo ruolo di giornale di Firenze nell’aver contribuito all’arrivo della famiglia Cecchi Gori, che comunque tre titoli a Firenze li ha portati, nonostante il fallimento successivo. Un piccolo ricordo privato invece è datato 16 maggio 1971. Avevo 13 anni e si giocava Fiorentina-Inter con i viola in piena lotta per non retrocedere. Quel giorno ero raccattapalle allo stadio sotto la Torre di Maratona. All’epoca i giocatori, quando segnavano, correvano sotto la Maratona per festeggiare e io ero lì quando Mariani segnò il gol dell’1 a 0, mi trovai coinvolto nell’abbraccio di gruppo di quella Fiorentina e tuttora, se ci ripenso, è come se avessi nel naso l’odore dell’alcool canforato che si mettevano i giocatori. Poi ci furono i due gol dell’Inter, infine il pareggio di Brizi, secondo solo dopo Antognoni come numero di presenze con la maglia viola, al ’90, decisivo per la salvezza ottenuta la domenica successiva nell’ultima giornata pareggiando 1-1 a Torino contro la Juventus. Quel ricordo per me è bellissimo, fu molto emozionante la partita allo stadio vista da tredicenne dal campo”.
L’augurio per il centenario?
“Per riprendere una definizione di Prandelli, la Fiorentina per Firenze è un fatto sociale, quindi l’augurio è che l’identità della squadra si rafforzi con la città, regali più passione ed entusiasmo, sia più coinvolgente rispetto agli ultimi 25 anni senza vittorie. Nella storia del calcio la Fiorentina è una realtà importante. Ricordo una discussione con Corvino, quando la sua Fiorentina molto buona giocava la Champions. Gli dissi che era bravo e aveva costruito una squadra forte, però gli ricordai che qui, a Firenze, avevamo avuto nella stessa stagione i capitani di Argentina e Brasile ovvero Passarella e Socrates. È vero, i tempi sono cambiati, ma la Fiorentina deve ritrovare un’identità più legata alla sua storia”.
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