La Fiorentina sta attraversando una rivoluzione che potrebbe portarla a volare altissimo, ma non bisogna volere tutto e subito: è la differenza tra entusiasmo ed euforia
VIDEO Sky - Piccoli, Pellegrino e Kean: il domino in attacco per la Fiorentina
C'è un'aria nuova, in città. Un'aria bella (e non ci riferiamo al clima, ovviamente), frizzante, ribollente di passione. Un'aria che da queste parti, e del resto sarebbe stato difficile pretendere il contrario, non si respirava da un po'. Firenze insomma è tornata Firenze. I fiorentini, soprattutto, son tornati ad esser fiorentini. Orgogliosi e fieri di tifare viola e pronti a lanciarsi a petto in fuori contro le grandi di turno. Tutto bello e, sia chiaro, tutto giusto. Perché il calcio non sarebbe calcio senza emozioni e perché, la gente, è giusto che si lasci andare ai sogni e che stacchi (anche solo per qualche settimana) i piedi da terra. Soprattutto ora, e soprattutto dopo un'annata nella quale si è sfiorata la (giustificata) depressione collettiva.
La differenza tra entusiasmo ed euforia
L'importante, e qua vengo al nodo della questione, è che l'entusiasmo non si trasformi in euforia. Due concetti simili, ma diversi. L'entusiasmo infatti può e dev'essere benzina da mettere nel motore per trovare cavalli che magari nemmeno ci sono. Può, tanto per intenderci, aiutare la squadra ad andare oltre i propri limiti. L'euforia no. L'euforia è capace, al contrario, di farti sentire più bravo di quanto tu non lo sia e, quindi, può indurti nella tentazione di staccare il piede dall'acceleratore. Bene insomma questo clima ardente che si sta creando ma guai a lasciarsi andare alla presunzione.Le difficoltà arriveranno
Il rischio, altrimenti, è ritrovarsi tra qualche mese a fare i conti con una realtà diversa da quella che ci si era immaginati. Col pericolo, già visto e vissuto tante volte, di passare nel giro di un amen dall'esaltazione collettiva alla tentazione di pensare, alla prima difficoltà, che sia stato tutto sbagliato e che sia (giusto per citare un grande fiorentino) “tutto da rifare”. Perché sia chiaro: le difficoltà arriveranno e, probabilmente, arriveranno prima del previsto.Non si può pretendere tutto e subito
Lo so, rischio di passare da guastafeste, ma credo sia giusto dirsi le cose in modo molto chiaro da subito cercando di prevenire, anziché dover poi curare. La Fiorentina infatti sta costruendo una squadra potenzialmente molto forte. Capace di divertire e perché no, di puntare a posizioni di classifica che parevano impensabili. Nessuno insomma vuol negare quanto questo mercato stia facendo cambiare dimensione alla squadra ma quando si ribalta tutto come sta accadendo oggi non si può e non si deve pretendere che funzioni tutto e, più che altro, che funzioni subito. Può anche accadere, e ne saremmo ben lieti, è più facile che succeda il contrario.La rivoluzione è quasi totale
Ad oggi per esempio sarebbero teoricamente sette su undici i titolari diversi rispetto alla passata stagione: Jimenez, Dragusin, Viery, Valdepenas, Oulai, Atta e Mastantuono. Gli unici “superstiti” sarebbero De Gea, Fagioli, Kean e Gudmundsson ma tutto lascia pensare che a fine mercato saranno otto (deve arrivare un altro attaccante esterno), se non nove (occhio al centrocampo) le novità. Tutto questo per dire che tra il comprare tanti calciatori forti e il metterli insieme c'è di mezzo tanto lavoro e, quindi, è giusto fin da adesso concedere a Grosso il tempo che serve. Senza storcere troppo il naso se per vedere il bel gioco e i risultati che tutti si augurano ci vorrà qualche partita o qualche settimana in più.Armiamoci di pazienza ed equilibrio
Quello che voglio dire é: abbiamo (io per primo) chiesto e preteso per anni che la Fiorentina facesse un salto di qualità e ora che grazie soprattutto a Paratici questo balzo in avanti sta avvenendo è giusto porci la sfida (come città, in tutte le sue componenti) di fare esattamente lo stesso. Rimaniamo fiorentini insomma, con tutto il bello che ci contraddistingue e con tutto il “boost” che siamo in grado di dare, ma cerchiamo di limitare il più possibile i nostri difetti. In pochissime parole: proviamo ad armarci di una bella dose di pazienza e riempiamo la dispensa di equilibrio. Due parole che non vanno tanto d'accordo né col calcio né con Firenze ma che, invece, possono far tutta la differenza del mondo.© RIPRODUZIONE RISERVATA