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Il complicato inizio del presidente apprendista
Giuseppe B. Commisso è passato nel giro di pochi giorni dall'osservare da 10mila km di distanza la Fiorentina in tv, a diventarne il presidente. Nel mezzo il dolore tremendo per la perdita del padre e il turbinio di emozioni che, probabilmente, lo hanno travolto nel ritrovarsi al centro dell'attenzione mediatica e dell'affetto dei fiorentini. Sono stati giorni particolari, era inevitabile, ma la quotidianità del calcio incombe: c'è una partita difficilissima da giocare domani, c'è una situazione sportivamente delicatissima da gestire. E nel primo "discorso ufficiale" del nuovo presidente mi pare non siano arrivate parole troppo confortanti.
Giuseppe Commisso si è soffermato a lungo sulla bellezza del Viola Park e ci ha tenuto a sottolineare che nelle comunicazioni esterne il centro sportivo verrà sempre nominato per intero "Rocco B. Commisso Viola Park". Pur comprendendo il suo coinvolgimento emotivo, credo che le priorità della Fiorentina in questo momento siano ben altre. Per esempio le urgenze di mercato per aiutare una squadra che sta pericolosamente scivolando verso la Serie B.
Si fa fatica a sentire svariati riferimenti a quanto Firenze debba essere orgogliosa di questa gestione societaria e di quanto gli attuali dirigenti abbiano "costruito e guadagnato" la piena fiducia di tutti in questi anni, mentre la Fiorentina sta vivendo la peggior stagione della sua storia recente. Così come sentire rimarcare il concetto di "continuità" mentre la Fiorentina è terzultima e, ad oggi, sarebbe retrocessa. Con il settimo monte ingaggi del campionato.
C'è una distanza clamorosa tra i concetti espressi e la realtà, una sensazione che per la verità nel corso della stagione si era percepita più volte dal mondo Fiorentina. E non possiamo quindi stupirci più di tanto se ciò capita anche a chi il calcio italiano non lo conosce e di cui mai si è occupato fino ad ora, non essendo stato coinvolto dal padre in ruoli decisionali durante tutti questi anni. Ritrovarsi all'improvviso sul ponte di comando è eccitante, ma anche molto complicato. E se le prime parole hanno dato adito a perplessità, il giudizio andrà dato sui fatti. Ma c'è da iniziare subito. In bocca al lupo a Giuseppe. E alla Fiorentina.
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