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Vanoli ai saluti ma non facciamone un martire. Ora un tecnico con una sana “follia”

Vanoli ai saluti ma non facciamone un martire. Ora un tecnico con una sana “follia” - immagine 1
Vanoli è sul piede di partenza: dividiamo con cura i meriti assegnandoli nella misura corretta e tracciamo l'identikit del nuovo mister
Matteo Magrini

Il dado è (quasi) tratto. Sarebbe veramente una sorpresa infatti, se alla fine Paolo Vanoli restasse sulla panchina della Fiorentina. I segnali, del resto, vanno tutti nella stessa direzione: il cambio. Vale per i contatti tra Fabio Paratici e l'agente di Fabio Grosso, quelli delle scorse settimane con altri allenatori e, da ultimo, per il post di Andrea D'Amico, procuratore dell'attuale tecnico viola. “Senza parole”, ha scritto a corredo della classifica del girone di ritorno. Un modo (comprensibile, ci mancherebbe) per sottolineare i meriti del proprio assistito, anche se credo valga la pena ribadire un paio di concetti. Il primo: qua non siamo davanti a nessun capolavoro. Perché la rosa che aveva a disposizione era di gran lunga superiore alla concorrenza, e perché le altre (Cremonese su tutte) da gennaio in avanti hanno sostanzialmente smesso di far punti. Significa che il compito che si è trovato davanti Vanoli fosse semplice? Assolutamente no, e l'abbiamo detto e sottolineato più volte. Secondo aspetto: si può far finta di non vederlo, ma basta dare un occhio alla storia di questa stagione per accorgersi di come la svolta (reale) non sia coincisa con l'arrivo del mister ma con quello di Fabio Paratici. E' stato lui a dar forza a Vanoli nel momento più difficile, ed è stato lui a riportare ordine nello spogliatoio e nel club.

I meriti da dividere

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La sintesi è forse scontata, ma doverosa: i “meriti” (e sottolineo mille volte le virgolette....) per aver raggiunto la salvezza vanno sicuramente all'allenatore, ma è giusto riconoscere quelli del direttore sportivo e quelli di chi (con clamoroso ritardo, e quando ormai era impossibile non intervenire) l'ha portato a Firenze. Eccola, quindi, la lezione da tener buona per evitare che si ripetano certe annate da incubo: una società deve avere figure di livello e ad ognuna di esse consegnare compiti precisi secondo le rispettive conoscenze e competenze. Idee chiare, unità di intenti, divisione dei ruoli. Questo è il modello da seguire. Senza egoismi e/o protagonismi, e senza pensare più a se stessi che non all'interesse del club.

Il domino delle panchine

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Detto questo, non resta che aspettare che la decisione venga certificata e che, a ruota, arrivi la nomina del nuovo allenatore. E se è vero che (quasi) tutti gli indizi portano a Grosso, è altrettanto evidente che Paratici conservi un paio di carte coperte con la speranza di poterle calare al più presto sul tavolo. Missione difficilissima, forse impossibile, ma non ancora del tutto tramontata. Anche perché il domino delle panchine è appena iniziato, e all'improvviso si possono aprire porte che parevano sbarrate, o viceversa. Certo. Proprio per questo non c'è troppo tempo da perdere e tutto lascia pensare che non si vada oltre la fine di questa settimana, al più tardi all'inizio della prossima. Si vedrà.

Aprire un ciclo

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Personalmente, vorrei un allenatore che possa iniziare un percorso di medio lungo/termine. Perché sia chiaro a tutti: la risalita sarà probabilmente lunga, e certamente difficile. Per questo spero che Paratici scelga un tecnico che ne sposi la “follia” di aver accettato Firenze e la Fiorentina nel momento più difficile, e che coltivi dentro di sé l'ambizione di riportarla dove merita. Ecco. Da questo punto di vista, serve uno “come Vanoli”. Uno che non veda i viola come il trampolino per scappare il prima possibile altrove, ma che voglia diventare grande qua. Mica semplice, si dirà. Vero. Ma il Como, e Fabregas, dimostrano che si può. Basta dare al mister di turno le garanzie che chiedere, metterlo nelle condizioni di lavorare con serenità (al contrario di quello che accade in tante grandi piazze), assecondarne le idee, investire su di lui e sulla squadra. Ricetta semplice... in teoria. Resta da capire se si ha voglia di metterla in pratica.