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Ultimi sforzi, poi carta bianca a Paratici. Fagioli patrimonio viola… e azzurro

Matteo Magrini
Si riparte da loro due: Paratici al timone e Fagioli in cabina di regia

E' (quasi) fatta. Certo, meglio tener le antenne sempre dritta e la spina della tensione ben attaccata alla presa ma sarebbe ipocrita, adesso, far finta di non vedere la classifica. E' stata lunga, faticosissima, piena di cadute e di botte anche dolorose ma lassù, dietro gli ultimi tornanti, s'inizia a intravedere la vetta. Sia chiaro. Nessuno ha voglia né di esultare né di alzare le braccia al cielo (non io, almeno) ma visto quello che abbiamo alle spalla è giusto anche iniziare a prender fiato per quello che sarà un grande, enorme, sospiro di sollievo. Mancano sette giornate e, con cinque punti di vantaggio sulla Cremonese terzultima, la Fiorentina ha oggi un piede e mezzo nella prossima serie A. Certo, al Viola Park faranno bene (appunto) a continuare a schiacciare il piede sull'acceleratore anche perché è vero, manca l'ultimo strappo, ma è potenzialmente durissimo: Lazio, Lecce (in trasferta), Sassuolo, Roma, Genoa, Juventus e Atalanta. Difficile, oggettivamente, immaginare un calendario più complesso. Non a caso, fin dalla serata di sabato, Fabio Paratici ha voluto far presente ai suoi come la missione non sia (ancora) compiuta.

Carta bianca al ds

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A proposito. Qualcuno forse continuerà a considerarlo un caso ma da quando il direttore sportivo ha preso possesso della sua scrivania (e già da gennaio, quando a distanza ha comunque gestito buona parte delle operazioni) i viola hanno cambiato marcia. Basta pensare che nel 2026 sono arrivati 23 punti sui 32 totali: il 72%. E badate bene. Qua non si parla dell'impatto dei nuovi acquisti ma di quanto il lavoro (in silenzio, e nell'ombra) dell'ex dirigente di Juve e Tottenham abbia fatto la differenza nel quotidiano: i colloqui con i giocatori, il supporto (credetemi, il diesse si è speso tantissimo per questo) a Vanoli, la serenità trasmessa a tutto l'ambiente. In una parole: gestione. In un'altra parola: calcio. Roba che da queste parti non si vedeva da anni e che fa aumentare il rimpianto per quello che avrebbe potuto essere (e non è stato) nel recente passato. Inutile però star qua a rammaricarsi. Meglio pensare al presente e, soprattutto, al futuro. Con una richiesta molto precisa da spedire negli USA: date davvero carta bianca a Paratici, e garantitegli i mezzi necessari per mettere in pratica il suo progetto. Altrimenti, aver (quasi) salvato in calcio d'angolo questa stagione, non sarà servito assolutamente a nulla.

Verso la Conference

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Una stagione tra l'altro, nella quale c'è anche la Conference da giocarsi fino alla fine. Un jolly insperato (considerato il disastroso percorso dei primi mesi) e che la Fiorentina deve giocarsi con la testa libera e senza eccessive pressioni. E chissà. Magari approcciarsi con questo spirito al Crystal Palace (e poi chissà) potrebbe esser la chiave per spalancarsi le porte ad un finale diverso dal passato. L'occasione è ghiotta, e vale la pena giocarsela sul serio. Certo. Per puntare al bersaglio grosso va recuperato il miglior Kean (nella testa, più che nel fisico), augurarsi che De Gea sia definitivamente tornato quello di anno scorso e preservato lo splendido Fagioli che da mesi, ormai, sta letteralmente incantando.

Fagiolone

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Già. Fagioli. C'era chi mi aveva accusato di provincialismo quando ho parlato di “scandalo” per la sua mancata convocazione. Confermo, e rilancio: è impensabile una Nazionale che possa fare a meno di lui. Il problema, e ne sono sempre più convinto, è che Nicolò continua a pagare un conto che ha invece già ampiamente saldato. Vale per il rapporto con gli azzurri, e anche per il trattamento ricevuto in più di uno stadio d'Italia. Basta pensare a quanto successo sabato, e agli (inspiegabili) insulti del Bentegodi. Nicolò ha reagito da signore, ha regalato tre punti alla Fiorentina, e via andare. Il rischio da evitare in tutti i modi però è che gli strappino il sorriso che è finalmente apparso sul suo viso e per questo sarebbe bello che dal Franchi, nelle prossime partite, si alzasse un coro per lui. Perché sia chiaro: nella Fiorentina di quest'anno c'è pochissimo da salvare ma se c'è un giocatore da tenersi stretto, e attorno al quale ricostruire, è proprio Nicolò. Un patrimonio per i viola e, nazionale o non nazionale, per tutto il calcio italiano.