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Stagione horror, multa UEFA: nulla viene per caso. Ora, per fortuna, sta a Paratici

Fabio Paratici, Alessandro Ferrari
Non è una coincidenza il colpo di coda arrivato dal Club Financial Control Body: la storia recente della Fiorentina si chiude così
Matteo Magrini

C'era una volta lo “Scudetto del bilancio”. Titolo effimero, ad esser gentili, ma che se non altro offriva sollievo e soddisfazione (?) a chi cercava sempre e comunque un appiglio per voltarsi dall'altra parte ed evitare di guardare in faccia la realtà. Della serie: risultati pochini, ma perché noi a differenza di tanti altri rispettiamo le regole e abbiamo i conti in ordine. Non era così. O meglio. Non era esattamente così. Premessa. Anzi. Doppia premessa. Il Fair Play finanziario dell'Uefa per quanto mi riguarda era e resta uno strumento buono soltanto a mantenere lo status quo e, quindi, a favorire i grandi. Una specie di Robin Hood al contrario, per intendersi: facciamo finta di mettere dei vincoli, tenendo come parametro fondamentale i ricavi, così che i ricchi possano continuare a muoversi più o meno liberamente mentre i “poveri” saranno costretti ad ogni tipo di capriola per restare in regola. Seconda premessa: la Fiorentina resta una società nel complesso sana e sarebbe ingeneroso accusarla (troppo) del contrario.

La storia recente

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Detto questo però, e come abbiamo sottolineato tante volte mentre dal Viola Park reagivano sdegnati, il calcio non perdona e prima o poi, il conto, arriva. E non è un caso che la peggior stagione della storia recente sia coincisa con la notizia della multa per aver sforato il tetto del 70% del costo del lavoro rispetto al fatturato. Le cose, piaccia o no, stanno insieme. Perché se non programmi mai niente, se vivi costantemente alla giornata, se fai mercato solo ascoltando le proposte di alcuni procuratori (altro tema interessante è il fatto che i viola siano da anni tra i club che spendono di più per commissioni nonostante la famosa battaglia di Rocco...) se rinunci allo scouting e ti affidi a chi di calcio sa poco o nulla i risultati non possono che esser questi. Puoi nasconderti per un po' dietro ad allenatori capaci di andare oltre i problemi ma alla lunga, e alla prima difficoltà, crollerà tutto. Questa è stata, la storia recente della Fiorentina, e il fatto che per anni la dirigenza abbia trasudato arroganza e supponenza non è che una (seria) aggravante.

Lungimiranza

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Le chiacchiere però hanno lasciato spazio ai fatti (succede sempre, alla lunga) e su queste macerie (perché di questo si tratta) Fabio Paratici è chiamato a costruire (non si può nemmeno parlare di ricostruzione, visto il nulla che ha trovato) qualcosa che inizia a somigliare ad una società di alto profilo. Inutile ripetersi: sarà dura. E serviranno anni, non mesi. Le prime mosse però sono incoraggianti e vanno proprio nella direzione opposta rispetto a quella (sciagurata) seguita fino ad oggi: un'idea di fondo, un orizzonte preciso, il guardare non solo all'oggi ma anche al domani e al dopodomani. Perché è vero. Il Fair Play Finanziario è una discreta barzelletta per come è strutturato, ma è altrettanto evidente che lavorando con serietà e competenza si può (pian piano) aumentare il proprio fatturato e, di conseguenza, il valore tecnico ed economico della squadra.

Paratici sa come si fa

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Acquisti come quello di Viery, ma anche operazioni sui 2010 più forti in circolazione come Beldenti e Fortune Egharevba sono il segno evidente di come l'aria sia cambiata. E' così che si crea un patrimonio con la speranza, in prospettiva, di colmare almeno parte del gap (enorme) che separa i viola dai club più importanti in Italia. Investire sui giovani, prendersi qualche rischio per i costi dei cartellini, ma tenendo il più possibile sotto controllo gli ingaggi. Lo ha fatto l'Atalanta, e l'ha fatto il Como. Adesso, e grazie a Dio che è arrivato qualcuno che sa come si fa, ha iniziato anche la Fiorentina. Senza voler copiare nessuno, e avendo come ambizione (legittima, doverosa) il creare un proprio modello se possibile migliore di quelli citati, ma con l'umiltà di trarre spunto da chi ha fatto bene e, una volta tanto, di ammettere i propri errori.