Riflessioni sul discorso di Joseph Commisso e sul presente non ancora roseo della squadra viola
FOCUS VN - Gnonto, le parole di Mancini e l'ombra di Solomon: a Firenze nuova vita?
Passato, futuro e investimenti
Lo sfogo del presidente Giuseppe Commisso è comprensibile. Lui dice: in questi anni abbiamo speso molto e questo dimostra le nostre buone intenzioni e le nostre ambizioni. Al di là di alcuni accenti che probabilmente possono dipendere dalla traduzione, il presidente sostiene di aver onorato il passato ma che è giusto onorare il futuro. La cifra di oltre un miliardo è ragguardevole, non c’è che dire ma nel calcio non sempre, per non dire raramente, l’entità degli investimenti si traducono automaticamente in coppe o scudetti.E’ essenziale spendere bene e, a questo scopo, di valersi di collaboratori abili e professionali. Non si può comprare per comprare. E’ come un puzzle, bisogna trovare gli incastri giusti, soprattutto ci vuole un’abbinata funzionante tra direttore sportivo (o come volete chiamarlo) e tecnico. Perché uno compra ma l’altro deve completare e rendere perfetto il quadro completo, mettendo in campo una squadra. Il risultato di questa complicatissima abbinata viene certificato dai risultati. Purtroppo la gestione Commisso, quanto a risultati, non ha ottenuto granché: due finali di Conference e una di Coppa Italia, oltre a una serie di campionati modesti. Vero che le finali si possono vincere o perdere ma in bacheca ci vanno i trofei.
E adesso il presente
Ma veniamo a oggi. Fabio Paratici è un ottimo dirigente, si è mosso molto sul mercato acquisendo giovani interessanti ma Fabio Grosso (che proprio Paratici ha scelto) nelle prime due giornate di campionato non ha dimostrato di capirci granché nel famoso puzzle. Vero che il saldo economico negativo della campagna rappresenta una cifra ragguardevole ma il risultato tecnico non si intravede. Due partite desolanti con una difesa colabrodo e un attacco mai incidente. Si dice, Paratici e Grosso devono smaltire gli errori commessi nel passato, quindi squadra nuova: ci vuole tempo. Purtroppo nel calcio italiano (ma è così quasi ovunque) il tempo viene scandito dai risultati. Sembra un paradosso.Niente allarmismi, per carità ma occorre una grande unità di intenti. Tornando ai soldi, Aurelio De Laurentiis prese il Napoli dal fallimento nel 2004. In ventidue anni ha vinto due scudetti e la squadra si è guadagnata per 11 volte l’accesso alla Champions League, incrementando sostanzialmente i propri ricavi. Ecco, presidente, se ci consente un’osservazione, la vostra gestione si è troppo concentrata sulle strutture (Viola Park e questione stadio) piuttosto che sull’aspetto tecnico, di conseguenza più su investimenti immobiliari che sulla costruzione di una squadra vincente.
La targa al Piazzale
Infine solo un’annotazione. Al piazzale Michelangelo ci sta una targa dedicata a Giuseppe Poggi, l’architetto urbanista che rivoluzionò Firenze: “Giuseppe Poggi, architetto fiorentino. Volgetevi attorno, ecco il suo monumento”. Sinceri auguri di buon lavoro e forza Fiorentina.© RIPRODUZIONE RISERVATA