Rui Costa si racconta per il Centenario della Fiorentina: l'abbraccio con Commisso, il legame con la città e il peso di essere l'ultimo capitano vincente

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In occasione dei festeggiamenti per il Centenario della Fiorentina, Manuel Rui Costa, indimenticato numero 10 e attuale Presidente del Benfica, si è raccontato in una lunga e toccante intervista ai microfoni dei canali ufficiali del club viola. Un tuffo nel passato intriso di nostalgia, amore per la città e profonda gratitudine.

L'emozione del ritorno e il ringraziamento a Commisso

"Purtroppo non riesco a venire a Firenze quanto vorrei, né a stare con i miei ex compagni. Ho rivisto ragazzi che non incontravo da 25 anni, da quando sono andato via. È un onore enorme essere qui. Questa squadra, questo club e questa città rappresenteranno sempre tantissimo per me: sono arrivato bambino e me ne sono andato uomo. Essere qui per il Centenario mi emoziona, è qualcosa che non passerà mai. Ci tengo a ringraziare il presidente Giuseppe Commisso per l'invito: quando si smette di giocare fa un piacere enorme essere riconosciuti per ciò che si è fatto. Tanti club si dimenticano di chi ha fatto la storia, la Fiorentina non l'ha fatto ed è stato bellissimo vedere una sala così piena".

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L'ultima Coppa Italia alzata da Capitano: "Un peso, non un orgoglio"

"Alzare la Coppa Italia da capitano della Fiorentina è stato uno dei momenti più belli della mia carriera, mi sentivo davvero parte della città. Però c'è un aspetto che non mi piace per nulla: prima scherzavo al tavolo con gli ex compagni, siamo stati gli ultimi a vincere un trofeo. Non mi rende orgoglioso dire di essere stato l'ultimo a sollevare una coppa in viola. Anzi, quando parlo con i dirigenti della Fiorentina dico sempre la stessa cosa: 'Toglietemi questo peso', perché è un brutto segno che non si vinca da 25 anni. In quella vittoria c'era tutto: la felicità del trofeo, l'appartenenza a Firenze e poi, dopo una settimana, è crollato tutto. Ma i ricordi belli restano indimenticabili".

Il legame unico con Firenze: "Non riesco a distinguerla dalla Fiorentina"

"A me a volte fa quasi male venire a Firenze, non ci vengo spesso sia per lavoro sia perché, appena metto piede in città, mi assale una nostalgia tremenda. Non so se quello che ho vissuto fosse più Firenze o la Fiorentina, per me le due cose si fondono: non sapevo mai se stavo giocando per la squadra o per l'intera città. A differenza di Lisbona con il Benfica o di Milano con il Milan, dove ci sono due squadre, a Firenze c'è solo la Fiorentina. Non sono mai riuscito a scindere le due cose ed è stata proprio questa fusione a darmi la forza per sentirmi, a tutti gli effetti, un cittadino di Firenze".

Il retroscena del 2001: "Avevo firmato il rinnovo, poi dovettero vendermi"

"Il destino purtroppo è andato così. La gente magari non si ricorda più, ma il giorno che sono andato in Portogallo io avevo appena firmato un nuovo contratto con la Fiorentina. Dopo due giorni che ero a casa mi chiamarono per dirmi: 'Dobbiamo venderti perché stiamo crollando'. Se non fosse successa quella situazione, chissà dove sarei adesso, magari starei ancora vivendo in questa città. Poi sono andato al Milan e sono orgoglioso di quello che ho fatto lì, sono stato fortunato a vestire tre maglie che ho nel cuore. Ma a Firenze ho vissuto gli anni più lunghi e bellissimi: in 7 anni abbiamo vinto due Coppe Italia e una Supercoppa, facendo anche la Champions. Avevo 29 anni e un nuovo contratto, chissà come sarebbe andata la mia carriera senza quel crollo".

Il raduno dei compagni e i 20mila tifosi in piazza

"Ritrovare i compagni dell'epoca è stato fantastico e romantico: ho rivisto Amoroso, Cois, Giulio... Dopo tanti anni ti guardi in faccia e ti tornano in mente centinaia di ritiri e momenti passati insieme. Le immagini dei 20mila tifosi in piazza per il Centenario? Non mi meravigliano affatto. Conosco benissimo il calore e l'amore di questa città. Quando vincemmo l'ultima Coppa Italia restammo a festeggiare per due giorni consecutivi, una roba pazzesca. Questa città merita di vincere e spero con tutto il cuore che nei prossimi 5 anni la Fiorentina possa fare al minimo quello che abbiamo fatto noi in quei 7 anni".

La sofferenza da tifoso e la sfida impossibile con il Milan

"Seguo sempre la Fiorentina, la mia famiglia la segue e persino mio figlio più piccolo, che ha 27 anni e non si ricorda di me in campo a Firenze, ha voluto essere qui a tutti i costi per capire cosa rappresenti questo posto per me. L'anno scorso mi sono impaurito durante la stagione, poi per fortuna è finita bene. L'unica partita che non riesco a guardare è Fiorentina-Milan: quando in Portogallo mi chiedevano di commentarla in tv dicevo sempre 'Chiedetemi tutto tranne questa, non potrei mai esultare per nessuna delle due'. Un ritorno a Firenze in dirigenza? Io sono eternamente grato per quello che ho vissuto qui, ma oggi ho una responsabilità enorme come presidente del Benfica, il club più grande del Portogallo. Posso pensare solo a fare bene lì".

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