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Tra amore, polemiche e fede viola: il saluto del Viola Club Bruxelles a Commisso

Tra amore, polemiche e fede viola: il saluto del Viola Club Bruxelles a Commisso - immagine 1
Il Viola Club Bruxelles ricorda Rocco Commisso con un messaggio lucido e sentito: tra amore, polemiche e identità viola, il Presidente resta parte della storia
Redazione VN

Anche il Viola Club Bruxelles si aggiunge al cordoglio per la scomparsa di Rocco Commisso, presidente dell’ACF Fiorentina. Alla sua famiglia e ai suoi affetti va il nostro pensiero sincero e rispettoso.

Noi fiorentini, sotto sotto lo sappiamo: Rocco era, nel bene e nel male, il presidente che ci meritavamo. Un po’ folcloristico, grazie alla sua parlata italoamericana, fuori dagli schemi, passionale, divisivo. Perché diciamocelo onestamente: senza un presidente con una personalità così, su cosa avremmo costruito le nostre infinite polemiche settimanali?

Commisso è stato questo: una figura forte, a tratti travolgente, capace di illuderci con il celebre “money is not an issue” e allo stesso tempo di ricordarci che, a Firenze, la distanza tra promessa e realtà è spesso parte integrante dell’esperienza viola. È stato un presidente che ha scelto di investire molto nel mattone, meno nella costruzione paziente di una gestione umana e sportiva della squadra e del management. Un presidente che ha avuto un rapporto difficile con il dissenso e con una parte del giornalismo, spesso vissuto più come fastidio che come elemento fisiologico di una piazza viva e passionale.

Tutto questo non diminuisce il rispetto per l’uomo, né il riconoscimento di ciò che ha rappresentato per una fase della storia recente della Fiorentina. Firenze non è una piazza semplice, e governarla, calcisticamente e simbolicamente, lo è ancora meno.

Ricordiamo con affetto quando con il nostro club abbiamo potuto incontrare il presidente ad Hasselt, alla vigilia della trasferta della Viola contro il Genk. La squadra era tesa, i visi contratti, probabilmente già in clima di partita. Invece sia in Joe Barone sia in Commisso rivedemmo la nostra felicità nel seguire la nostra squadra in mezzo all’Europa.

E non possiamo dimenticare le tre finali raggiunte in questi anni: dopo tanto tempo abbiamo pregustato di nuovo il sapore della vittoria. L’esito è stato amaro, ancora una volta, ma quel cammino ha riacceso orgoglio, appartenenza e la sensazione che la Fiorentina potesse davvero tornare a vincere.

E poi c’è la sfortuna viola, quella che non manca mai: Astori, Joe Barone, Bove… un rosario di episodi che sembra ricordarci che essere viola non è mai una scelta razionale, ma un atto di fede testarda.

Ma non possiamo che guardare avanti. Con l’auspicio che il futuro della Viola possa essere affidato a una presidenza lungimirante, competente e profondamente appassionata, capace di unire ambizione sportiva, rispetto per la città e ascolto di una tifoseria esigente, critica, ma infinitamente innamorata.

Perché alla fine, tra illusioni, polemiche e malasorte, una cosa resta immutabile: la Fiorentina è più forte di tutto. Noi saremo sempre qui, e Rocco sarà per sempre parte della nostra Storia.