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GERMOGLI PH: 26 GENNAIO 2026 FIRENZE DUOMO CATTEDRALE DI SANTA MARIA DEL FIORE MESSA PER RICORDARE IL PRESIDENTE DELLA FIORENTINA ROCCO COMMISSO NELLA FOTO
Un momento di profondo raccoglimento accompagna l’inizio della cerimonia, con l’omelia del cardinale Giuseppe Betori, chiamato a guidare la riflessione e il ricordo in una giornata carica di emozione per tutta Firenze:
Quando ci lascia una persona che abbiamo stimato per come ha vissuto e per quanto ha realizzato con il suo lavoro, quando ci lascia una persona a cui dobbiamo gratitudine per quanto ha dato alla nostra città, quando ci lascia una persona a cui abbiamo voluto e vogliamo bene perché ci ha fatto dono della sua umanità - idee, azioni e cuore -, dobbiamo confessare che fatichiamo a trovare parole che sappiano esprimere appieno i sentimenti e le emozioni che attraversano il nostro animo, dobbiamo soprattutto confessare che non abbiamo parole che siano in grado di darci ragione, una qualche umana giustificazione, di quello scandalo che la morte è per noi umani.
Tutto questo proviamo di fronte alla morte di Rocco Commisso, dell'uomo Rocco, dell'affettuoso sposo di Caterina e padre di Giuseppe e Marisa, dell'affermato imprenditore, del generoso presidente della Fiorentina, dell'innamorato di Firenze, dell'amico di tanti tra noi.
Di fronte alla morte di Rocco, che è stato questo e altro, non abbiamo parole umane che valgano almeno a consolarci se non a spiegarci, e le veniamo a cercare qui, per ascoltarle da chi ha uno sguardo più penetrante del nostro, uno sguardo che va oltre le apparenze ed entra nel cuore della vita e del mondo, perché ne è il Creatore e Signore, Dio. Dalla sua parola vogliamo ricevere una luce che penetri il mistero della vita e della morte e ci dia ragione dello strappo che la morte arreca alla bellezza e alla gioia dellesistenza.
La risposta della parola di Dio l'abbiamo ascoltata nelle letture che sono state proclamate e che ci hanno assicurato che il disegno di Dio sul mondo non ha come traguardo l'annientamento nella morte, ma l'apertura a una vita che è per sempre. C'è un velo oscuro, una coltre, che rischia di ingannare il nostro sguardo e di farci percepire la morte come la fine di tutto; ma Dio apre a una speranza nuova, annunciando che la morte verrà vinta, il dolore dovrà lasciare spazio alla gioia, l'umanità è attesa da una salvezza, che si svelerà nel giorno in cui Dio ci chiamerà alla comunione con lui, quella comunione di cui, nelle parole del profeta, è simbolo la condivisione della mensa, il banchetto dei popoli.
È questo il primo messaggio che la parola di Dio oggi ci offre. È un annuncio che non annulla la sofferenza per il distacco, ma pone le basi di una speranza che ridà senso alla vita, senza la quale questa cadrebbe nell'oscurità, nell'angoscia, nella disperazione. La fede in Dio ci permette di guardare alla vita non come a una pena a cui si è condannati, ma come il cammino verso un bene pieno e duraturo.
Un messaggio, questo, che non si riduce a parole consolatorie, erché la promessa di Dio si è già adempiuta nella persona del suo lio, morto e risorto. Ha scritto l'apostolo Paolo: «Fratelli, Cristo è uscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a usa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la urrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti everanno la vita in Cristo» (1Cor 15,20-21); e ancora: «Siamo nvinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche i con Gesù e ci porrà accanto a lui» (2Cor 4,14). La nostra speranza n è un sogno, un desiderio, un auspicio; essa è vera e fondata rché ha un fondamento reale, un fatto: la risurrezione di Gesù. Nella a risurrezione è posta la premessa della risurrezione di chi si è idato a lui.
Di questo affidamento la pagina del Vangelo di Luca offre le ordinate. Ci è chiesto di pensare la nostra vita come un servizio, che Signore ci ha affidato nei confronti degli altri. È un servizio da svolgere nei diversi contesti in cui si articola la nostra vita. Mi piace pensare ai contesti di vita in cui si è manifestato il servizio di Rocco Commisso: famiglia, lavoro, impegno sociale, promozione dello sport. Mi piace rileggere lo svolgersi della sua vita come un molteplice servizio di cui in tanti, negli Stati Uniti d'America e qui a Firenze, abbiamo colto i frutti.
Nel suo servizio abbiamo potuto cogliere i caratteri con cui, nel vangelo, Gesù chiede che i discepoli mostrino il loro essere pronti per l'incontro con lui: con la cintura ai fianchi, per un servizio spedito, senza ostacoli, senza appesantimenti, e con le lucerne accese, perchiarezza di obiettivi e attenzione nei modi. Il premio è stare alla tavola con Gesù ed essere serviti da lui. È quanto preghiamo che egli oggi conceda al nostro caro amico Rocco.
Affido le parole conclusive a un ricordo personale, poco consono a un'omelia secondo i canoni liturgici, ma che ritengo utile a comporre insieme in questo momento nei nostri cuori la memoria e la speranza. A coronamento del Viola Park, Rocco e Caterina Commisso vollero una piccola cappella per la preghiera e mi chiesero di benedirla, dedicando l'altare. Lo feci molto volentieri, convinto che c'è uno speciale legame tra la pratica sportiva e la dimensione spirituale. Il presidente volle poi che, al momento dell'inaugurazione del Viola Park, salissi con lui sulla collinetta che domina la cittadella sportiva, perché dall'alto invocassi su di essa la benedizione del Signore. Conservo viva nel cuore l'immagine di Rocco che poneva il suo sguardo su quanto aveva voluto e realizzato e al tempo stesso mi chiedeva di porre tutto
sotto lo sguardo benedicente di Dio, nelle sue mani.
Voglia il Signore oggi accogliere Rocco Commisso nella sua benedizione, e dargli il premio della vita eterna, abbracciarlo nel amore, accoglierlo tra le sue mani, accoglierlo alla sua mensa e servirlo.
Fine
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