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VILLAR PEROSA, ITALY - AUGUST 12: Pavel Nedved , Fabio Paratici and Giuseppe Marotta during the Pre-Season Friendly match between Juventus and Juventus U19 on August 12, 2018 in Villar Perosa, Italy. (Photo by Daniele Badolato - Juventus FC/Juventus FC via Getty Images)
Fabio Paratici e Beppe Marotta si ritrovano domani sera in tribuna per Fiorentina-Inter. Non è un mistero - scrive La Gazzetta dello Sport - che, dopo l'addio alla Juve, il rapporto tra i due dirigenti si sia incrinato. "Sono rimasto in buoni rapporti con tutti ad eccezione di Paratici" - aveva svelato il presidente nerazzurro. E ora, a Firenze si ritroveranno.
Eppure esiste un tempo, neppure di durata breve, in cui Beppe Marotta e Fabio Paratici sono stati collaboratori, amici, legati da un rapporto quasi di famiglia dentro un contesto professionale che ha viaggiato a gonfie vele per moltissime stagioni. Uno di quegli splendidi "c'era una volta" per cui bisogna fare un balzo all'indietro di più di 20 anni, nel 2004, quando a Genova le strade di Marotta e Paratici cominciarono ad intrecciarsi per precisa volontà dell'attuale presidente dell'Inter. Paratici diventa responsabile scouting della Sampdoria e comincia a fare ciò che poi si rivelerà il suo core business assoluto, ovvero visionare talenti e proporli alla società per cui lavora. Lo fa talmente bene da guadagnarsi in poco tempo la promozione a direttore sportivo, mentre l'amministratore delegato del club è proprio Marotta. In pochi anni il Doria si ritrova dalla Serie B alla qualificazione in Champions League. Frutto di una serie di scelte azzeccatissime del duo Paratici-Marotta.
Nel 2010 Marotta accetta le avances della Juventus (per il ruolo di a.d.), si porta dietro il fedelissimo Paratici (nominato d.s.) e pure Delneri in panchina. A Torino comincia un'altra storia, con amministratore delegato e direttore sportivo sempre protagonisti in prima linea. Dopo una stagione di assestamento, Marotta e Paratici nel 2012 riportano la Juve a vincere uno scudetto a 9 anni di distanza dall'ultimo. Dal mercato arrivano Bonucci, Barzagli, Pirlo, Vidal. Il cannibale Conte in panchina. Poi Pogba, Tevez, il campionato da record dei 102 punti, coppe varie, due finali di Champions contro le potenze Barcellona e Real Madrid, l'illusione di poter tornare in cima all'Europa oltre che in cima all'Italia.
Da lì la scelta di puntare sull'unico apparentemente davvero in grado di spingere la Juve a fare quell'ultimo passettino in Champions, l'uomo che è mancato nelle due finali precedenti, il Pallone d'oro. Cristiano Ronaldo. Il colpo del secolo. L'ultimo grande acquisto della coppia Marotta-Paratici. Ma c'è un "ma", perché è proprio lì che il rapporto tra i due si incrina fino alla rottura. Accanto a Ronaldo, ci sono Agnelli e soprattutto il direttore sportivo, abbracciato dal super procuratore Jorge Mendes con cui ha organizzato l'arrivo a Torino di Cristiano. Marotta sta un po' più in disparte. Pochi mesi dopo, in autunno, l'addio alla Juve e quella frase:
Sono rimasto in buoni rapporti con tutti, ad eccezione di una persona: Fabio Paratici. Ci tengo a precisare che si è trattato di motivi umani e non professionali.
Non dunque a causa del colpo Ronaldo, ma per motivi attorno all'acquisto del portoghese e alle modalità con cui Paratici avrebbe aggirato il parere di Marotta. Così i rapporti tra Marotta e Paratici nel tempo si sono logorati, fino a raggiungere i minimi storici. Ma chissà, domani sera sugli spalti del Franchi per Fiorentina-Inter potrebbe arrivare l'occasione di una bella stretta di mano. Difficile? Sì - chiosa la rosea - forse proprio impossibile.
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