Dal campetto dell’oratorio ai campi del PSG, passando per Benfica, Braga e Besiktas. La storia di Cher Ndour è quella di un talento cresciuto in fretta, ma senza perdere il legame con le proprie radici. Nell’intervista concessa a La Gazzetta dello Sport, il centrocampista della Fiorentina ha ripercorso le tappe principali della sua carriera, raccontando il suo percorso umano e calcistico.

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Ndour: “Nazionale? Spero di essere richiamato. Il mio difetto è il colpo di testa”
“Ho iniziato a giocare a 4-5 anni nel campetto sotto casa, sempre con ragazzi più grandi”, ha spiegato Ndour. Un’infanzia vissuta tra allenamenti e oratorio, un ambiente che considera fondamentale per la propria crescita: “Lì giochi con più libertà, senza pressioni, e tiri fuori la creatività”.
Il classe 2004 ha poi parlato delle sue origini, con madre italiana e padre senegalese: “Essere cresciuto tra due culture mi ha aiutato ad avere una mentalità aperta e a prendere decisioni importanti già da giovanissimo, come quella di andare all’estero”.
Una scelta che lo ha portato prima al Benfica e successivamente al Paris Saint-Germain. Proprio sull’esperienza parigina, Ndour ha rivelato alcuni retroscena: “A 18 anni mi sono ritrovato in uno spogliatoio che sembrava una carriera di FIFA. Mbappé? In allenamento era identico a come si vede in partita: andava a duemila all’ora e segnava da qualsiasi posizione”.
Parole di grande stima anche per Luis Enrique: “Mi ha impressionato il suo modo di lavorare. Si faceva tantissima tecnica e poca palestra. Un approccio diverso rispetto a quello che avevo visto in precedenza”.
Nel corso dell’intervista Ndour ha spiegato anche il motivo che lo ha spinto ad accettare la proposta della Fiorentina: “I cinque anni e mezzo all’estero mi hanno fatto crescere molto. Parlo quattro lingue e ho conosciuto realtà diverse. La Fiorentina è un grande club, ha strutture di altissimo livello e soprattutto punta sui giovani”.
Il centrocampista ha poi toccato il tema della Nazionale. Nonostante il corteggiamento del Senegal, la sua scelta è sempre stata chiara: “Sono nato e cresciuto in Italia, le mie radici sono qui al 90%. Vestire l’azzurro è un orgoglio enorme. Spero di essere chiamato a settembre.”.
Infine una riflessione sul calcio italiano e sulle difficoltà incontrate dai giovani nel percorso verso il professionismo: “Il salto tra Primavera e prima squadra è ancora troppo grande. All’estero le seconde squadre aiutano tantissimo i ragazzi a completare il percorso di crescita”.
In chiusura, Ndour si è descritto anche dal punto di vista personale: “Cerco sempre di ascoltare e di migliorarmi. Il mio difetto? Il colpo di testa: sono alto, ma non riesco ancora a sfruttare questa caratteristica”.
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