Lo storico agente di Alexander Manninger, Franco Granello, ex portiere della Fiorentina scomparso tragicamente lo scorso giovedì in un incidente, ha parlato a Tuttosport. Ecco le sue parole.
Tuttosport
L’agente di Manninger: “Era un ragazzo magnifico. Ecco come andò a Firenze e alla Juve”
"Sono stato avvisato dalla mia agenzia: non potevo crederci. Ci siamo visti a Torino qualche mese fa: veniva a trovare Chiellini, aveva una grande amicizia con Buffon. Era un ragazzo magnifico, un ufo rispetto a tante situazioni viste nel calcio. Puntuale, preciso, maniacale. Forse all’eccesso: magari questo l’ha un po’ frenato nella carriera».
Sugli inizi all'Arsenal e sulla Juventus
—"Quando la Juve aveva deciso di cedere Peruzzi, nel 1999, ci convocarono con Alex a Manchester, dove i bianconeri hanno poi affrontato lo United nell’andata delle semifinali. Già allora avevano deciso di puntare su Manninger come numero uno, ma Wenger non ne voleva sapere: chiese Pessotto in cambio, perciò Giraudo e Moggi virarono su Van der Sar. Però la Juventus era nel suo destino".
Sull'approdo alla Fiorentina
—"Abbiamo colto l’occasione e siamo partiti da lì, iniziando questo percorso bellissimo. Era difficile non essergli amico: a volte in questo mestiere non paga, ma con lui era impossibile".
Il calcio l’aveva stufato?
—"Ne abbiamo parlato cento volte. Gli chiedevo: vuoi fare un percorso televisivo? Vuoi cambiare prospettiva? Lui mi diceva che aveva fatto il calciatore per 20 anni, che avrebbe voluto dedicarsi ad altro. Si è sposato a fine carriera perché così poteva dare il 100% a moglie e figli. Doveva essere perfetto ed è sempre stato così. Dopo l’allenamento, nel suo appartamento in zona Crocetta a Torino, andava a prendere i mobili e se li montava da solo".
Sui problemi con Conte ed il distacco dal procuratore
—"Nel suo ultimo anno di Juve, a 34 anni, voleva giocare di più. Avevamo strappato un buon accordo con la Sampdoria ma Conte non voleva lasciarlo partire, nonostante fosse arrivato Storari. Si arrabbiò molto. A fine stagione trovò da solo l’accordo con l’Augsburg, era amico di Stefan Reuter e aveva deciso perciò di andare in Germania. Mi disse: “Stavolta faccio da solo”. Ci rimasi male. E così ci siamo persi di vista per qualche anno».
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