New York ha salutato Rocco Commisso in un clima di freddo intenso e profonda commozione, condivisa dalla famiglia e da tanti cittadini comuni che si sono riconosciuti nella sua storia di emigrante diventato imprenditore di successo. L’ultimo saluto si è svolto nella Cattedrale di San Patrizio, nel cuore di Manhattan, la città da cui era partito il suo percorso umano e professionale. Nessun simbolo della Fiorentina, ma qualche riferimento alla Columbia University, luogo centrale nella sua formazione e nella sua ascesa, a testimonianza di come negli Stati Uniti Commisso fosse conosciuto soprattutto per il suo ruolo accademico e imprenditoriale.

Corriere dello Sport
Lacrime, sorrisi e grandi applausi: l’ultimo saluto a Rocco Commisso
Dai ricordi emersi durante la cerimonia, è stata raccontata la parabola di un ragazzo arrivato nel 1962 dal Sud Italia senza certezze e con poche parole di inglese, che ha costruito tutto su due principi cardine: accettazione delle sfide e rispetto per gli altri. “Ok” e “Thank you” sono diventati i suoi mantra, applicati tanto nella vita quanto nel lavoro. Amato da dipendenti e collaboratori, aveva sempre chiesto di essere chiamato semplicemente “Rocco”, segno di uno stile diretto e popolare che lo ha accompagnato fino alla celebrazione della sua vita, dove nessuno ha sentito il bisogno di pronunciarne il cognome.
Lo sport è stato il filo conduttore della sua storia: dal calcio universitario, che gli permise di studiare alla Columbia, fino alla fondazione di Mediacom e infine all’acquisto della Fiorentina nel 2019, vissuto come un ritorno alle radici più che come un investimento. Come ricordato dal figlio Joseph, per Commisso contavano più l’identità e la costruzione di qualcosa di duraturo che le vittorie immediate, una visione incarnata dal Viola Park. Alla cerimonia erano presenti familiari, amici, collaboratori e rappresentanti delle istituzioni, tra cui la sindaca di Firenze Sara Funaro, che ne ha sottolineato la schiettezza, l’umanità e il profondo amore per Firenze e per la Fiorentina. Lo scrive il Corriere dello Sport.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

