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La Nazione: “Idee fisse e fedelissimi. Il marchio di fabbrica di Paratici”

Redazione VN
Se un giocatore finisce nel taccuino di Paratici, difficilmente poi ne esce

La Nazione si concentra su Fabio Paratici e sul suo modo di lavorare. Se un giocatore finisce nel suo taccuino, difficilmente poi ne esce: possono passare mesi, a volte persino anni, ma quando si ripresenta l'occasione il direttore sportivo torna alla carica cogliendo tutti di sorpresa. E' il caso di Radu Dragusin: il difensore era stato uno dei grandi obiettivi di Paratici già nella finestra invernale, quando però il giocatore - dopo aver flirtato anche con la Roma - aveva preferito restare al Tottenham. Archiviata quella delusione, il dirigente non ha cambiato idea e, appena le condizioni lo hanno permesso, è tornato all'assalto riuscendo a portarlo a Firenze. Stesso discorso per Viery e Atta.

Da sottolineare anche la fiducia verso i giocatori che Paratici conosce bene. Lo dimostra l'arrivo di Solomon a gennaio, profilo già avuto al Tottenham e scelto come uno dei primi rinforzi.

Un copione già visto in passato. Quando era alla guida del mercato degli Spurs, Paratici aveva riportato con sé Rodrigo Bentancur e Dejan Kulusevski, entrambi già acquistati ai tempi della Juventus, oltre a puntare su Cristiano Romero, altro difensore seguito e portato in bianconero qualche anno prima (anche se in realtà con la Juve non ha mai giocato). Perfino la scelta di Antonio Conte per la panchina degli inglese rispondeva alla stessa logica. Più che una semplice abitudine, quello di Paratici sembra un marchio di fabbrica.