La stagione della Fiorentina continua a seguire un copione ormai logoro: avvio complicato, schiaffo subito, reazione convincente e poi il blackout finale. Un film già visto troppe volte, con attori diversi ma lo stesso epilogo. Il rimpianto è il filo conduttore dell’annata, alimentato non solo dai finali horror ma anche dalla quantità di occasioni create e non sfruttate. Anche contro il Torino i viola avrebbero meritato di più, sia per le chance sprecate sia per i numeri (1,69 xG contro 0,88), ma nel calcio conta segnare, non andare vicini.

Corriere dello Sport
Kean è tornato, ma non basta. CorSport: “La mira è da aggiustare”
Il dato sugli expected goals racconta meglio di ogni parola il problema offensivo: 27 gol segnati a fronte di 37 xG, con dieci reti “mancanti” all’appello. Una voragine che pesa come un macigno in classifica e che apre interrogativi difficili: si può allenare la precisione? Più che la qualità o la freddezza dei giocatori, sembra un problema mentale e ambientale. Anche Kean, nonostante il gol al Torino, resta l’attaccante più sprecone della Serie A rispetto alle occasioni create, pur rimanendo uno dei migliori centravanti del panorama italiano.
Il clima negativo che circonda la squadra sta incidendo anche su altri elementi chiave come Piccoli e Gudmundsson: un trio offensivo che sulla carta prometteva molto di più delle 12 reti realizzate finora. A completare il quadro c’è anche la componente sfortuna, con 12 legni colpiti in stagione. Una sorta di legge di Murphy applicata al calcio: quando qualcosa può andare storto, soprattutto sotto porta, sembra farlo puntualmente. E così la porta avversaria, per la Fiorentina, appare ogni settimana un po’ più piccola. Lo scrive il Corriere dello Sport.
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