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FLORENCE, ITALY - FEBRUARY 7: Moise Kean of ACF Fiorentina reacts during the Serie A match between ACF Fiorentina and Torino FC at Artemio Franchi on February 7, 2026 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
L'allarme è già suonato più volte ma non ha ancora fatto scattare il clic nella testa dei giocatori: il difetto resta e, vista la situazione di classifica, sarà necessario provare a correggerlo in fretta, perché quando una situazione si ripete con questa frequenza non si può dare la colpa solo alla sfortuna.
Sotto la lente d'ingrandimento della critica è finito soprattutto l'atteggiamento della squadra, troppo spesso incapace di gestire i momenti più delicati della gara. Contro il Torino il peccato originale è stato abbassarsi troppo, come riconosciuto anche da Vanoli nel post partita, consegnandosi al forcing degli avversari.
La Fiorentina conosce una sola strada per arrivare al gol, avere il pallone e farlo girare, e tutte le volte che smette di pressare e di giocare, regalando campo e fiducia a chi le sta di fronte, finisce per pagare un prezzo salatissimo. Su questo il tecnico dovrà lavorare, partendo dalla testa, che è fondamentale per tenere alto il livello d'attenzione per tutta la partita, ma senza trascurare la tattica.
La Fiorentina subisce tanto (38 gol complessivi in campionato) e fatica quando deve difendersi dentro la sua area. Vanoli ha spostato il focus soprattutto sull'atteggiamento della squadra, ma anche i cambi non hanno aiutato: se l'ingresso in campo di Harrison era stato risolutivo, servendo l'assist a Kean per il 2-1, quello di Piccoli e Ranieri nel finale, con la virata dal 4-3-3 al 5-4-1, hanno contribuito ad abbassare il baricentro della Viola, che non è riuscita a resistere all'assedio granata. Serve un antidoto ai finali da incubo, perché per salvarsi bisogna essere bravi non solo a segnare, ma anche a resistere e soffrire. Lo scrive la Gazzetta dello Sport.
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