Frey ripercorre gli anni in viola, il rimpianto Rangers e promuove il nuovo corso con Grosso, Paratici e De Gea.
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L'ex portiere della Fiorentina Sebastien Frey ha ripercorso la sua avventura in viola in un'intervista rilasciata a la Repubblica in occasione dell'uscita del libro Fiorentina 100. Storie e ricordi del secolo viola di Giuseppe Calabrese. Il francese, protagonista di sette stagioni e 175 presenze con la maglia gigliata, ha parlato del suo rapporto con Firenze, dei ricordi più belli e della Fiorentina di oggi.
Cosa vuol dire indossare la maglia della Fiorentina?
Significa portare in Italia, in Europa e nel mondo l'orgoglio di un popolo che ha vinto pochi trofei ma che ha un amore unico. La mia Fiorentina non ha vinto niente, ma ha conquistato tutto per come è stato capace di generare affetto nella gente".
Un aneddoto mai raccontato?
Ce ne sono tanti, non basterebbe un'intervista. Il nostro era un gruppo unito e un esempio è Calciopoli: tanti sarebbero affondati o sarebbero andati via. Invece nessuno ha chiesto la cessione, ci siamo compattati e da lì abbiamo scritto pagine storiche, non soltanto salvandoci dal -15 ma riuscendo a centrare l'Europa".
Quale è il rimpianto più grande?
La semifinale contro i Rangers ancora oggi non l'accetto. Avevamo tutte le possibilità per vincere un trofeo. In finale avremmo vinto sicuramente". Sull'eliminazione dalla Champions League contro il Bayern Monaco, invece, ha aggiunto: "Abbiamo fatto una grande prestazione, ma l'arbitro Ovrebo ci ha rovinato un sogno, privandoci della possibilità di giocarci un quarto di finale di Champions.
Cosa ti ha lasciato Firenze?
A Firenze sono diventato uomo. Grazie a Roberto Baggio mi sono avvicinato al buddismo, una filosofia di vita che mi ha reso un uomo migliore. Firenze è stata la tappa più importante per diventare il Sebastian Frey uomo che sono adesso.
La ripartenza da Grosso e Paratici
Sono convinto che Paratici con la sua esperienza porterà serenità ed equilibrio. Grosso l'ho sentito, lo verrò a trovare molto presto: è la persona giusta per un ciclo di ripartenza. Ai tifosi dico di sostenere questa squadra e questo progetto, presto torneremo grandi.
Cosa fare con De Gea?
Ripartirei da lui perché la Fiorentina ha bisogno di uomini veri, leader. David ha dimostrato tutta la sua professionalità ed è giusto che la storia gloriosa dei portieri della Fiorentina prosegua con De Gea.
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