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VERONA, ITALY - APRIL 04: Fabio Paratici of Fiorentina gestures prior to the Serie A match between Hellas Verona FC and ACF Fiorentina at Stadio Marcantonio Bentegodi on April 04, 2026 in Verona, Italy. (Photo by Emmanuele Ciancaglini/Getty Images)
Benedetto Ferrara, nel suo editoriale pubblicato questa mattina su La Nazione, si sofferma sul momento di grande entusiasmo che sta vivendo la Fiorentina. Il giornalista ripercorre il profondo cambiamento vissuto dal club negli ultimi mesi, sottolineando come la difficile stagione passata abbia finito per rappresentare il punto di partenza della rivoluzione tecnica guidata da Fabio Paratici. Nel suo intervento c'è spazio anche per il mercato viola, con un passaggio dedicato a Oulai, e per un ricordo di Osvaldo Bagnoli, scomparso nei giorni scorsi.
Abbiamo iniziato con una citazione di Fabrizio De André perché, a volte, dalle situazioni peggiori possono nascere opportunità inaspettate. Se la Fiorentina non avesse vissuto una stagione così negativa probabilmente oggi non ci sarebbero stati tutti questi cambiamenti: Pradè sarebbe rimasto, Goretti non avrebbe indicato Paratici e non sarebbe nata questa nuova fase di entusiasmo. Adesso i tifosi si ritrovano davanti al lavoro di quello che definisco 'King Fabio' e non possono che apprezzare quanto sta accadendo. C'è sempre chi prova a vedere dietro ogni cosa ipotesi o retroscena, come chi sostiene che la Fiorentina stia investendo perché il club sarebbe già stato venduto. La realtà, invece, è molto più semplice: oggi la Fiorentina sta lavorando bene e i tifosi si stanno divertendo nel vedere arrivare un giocatore dopo l'altro. L'orgoglio viola è tornato ed è questo l'aspetto più importante. Sul fronte mercato, dalla Turchia continuano a sostenere che Oulai sia già della Fiorentina, mentre il club invita alla prudenza. Intorno alla vicenda è nato anche un po' di folklore, tra presunti avvistamenti e indiscrezioni. Al di là di come finirà la trattativa, parliamo comunque di un calciatore molto interessante. Infine, un pensiero va a Osvaldo Bagnoli, protagonista di una delle imprese più straordinarie della storia del calcio italiano con lo scudetto del Verona. Era un allenatore autentico, lontano dai riflettori e dall'egocentrismo che caratterizza il calcio moderno. Un uomo semplice e vincente, appartenente a un calcio che, ogni tanto, viene naturale rimpiangere.
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