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VIOLA NEWS news viola stampa Dal coro dei giocatori alla commozione di Italiano: l’emozione del Dall’Ara

Corriere dello Sport

Dal coro dei giocatori alla commozione di Italiano: l’emozione del Dall’Ara

Dal coro dei giocatori alla commozione di Italiano: l’emozione del Dall’Ara - immagine 1
Il Corriere dello Sport su Bologna-Fiorentina
Redazione VN

Ci sono momenti in cui anche i gesti più semplici diventano simboli e si caricano di un’emozione profonda. Per la Fiorentina, quello di Bologna è stato uno di quei giorni destinati a restare nella memoria collettiva. Il segnale più forte è arrivato a fine partita, nello spogliatoio del Dall’Ara, quando il telefono del dg Ferrari ha mostrato il nome di Catherine Commisso. Le parole della moglie e del figlio Giuseppe – «Rocco sarebbe stato orgoglioso di questo successo» – hanno unito dolore e orgoglio, trasformando la vittoria in un abbraccio corale. Il coro “Rocco, Rocco, Rocco” intonato dalla squadra ha suggellato una giornata giocata e vinta per lui.

Il tributo era iniziato molto prima del fischio d’inizio. La Fiorentina, rispettando la volontà della famiglia, ha scelto di giocare nonostante il lutto, perché Commisso avrebbe voluto così: niente pause, solo calcio. Il minuto di raccoglimento, segnato da qualche rumore isolato, è stato poi avvolto dagli applausi della maggioranza del pubblico. Sugli schermi del Dall’Ara è apparsa l’immagine del presidente, mentre Vincenzo Italiano, visibilmente commosso, riviveva i ricordi di un rapporto umano e professionale profondo. Poi, come richiesto dal campo, il pensiero si è spostato su tecnica e tattica.

Anche il riscaldamento è stato un momento di forte impatto emotivo: portieri e staff in campo con la maglia commemorativa, il numero 1 e il nome di Commisso, l’immagine del presidente che palleggia tra Italia e Stati Uniti, simbolo di una vita divisa tra due mondi. I giocatori hanno salutato i tifosi viola, accolti dallo striscione “Ciao presidente”. Al gol, Mandragora ha mostrato un’altra maglia, viola, con il numero 5 e il nome di Rocco. In quel gesto, il dolore si è trasformato in appartenenza, unità e orgoglio: un regalo sentito, autentico, per chi non c’è più. Lo scrive il Corriere dello Sport.