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Da Como: “Parisi cognome da show, a Fabiano l’Oscar degli asini”

Redazione VN
L'accusa a Fabiano Parisi da La Provincia di Como dopo quanto accaduto durante la partita tra Como e Fiorentina

Il cognome è lo stesso. La leggiadra pure. Heather una, Fabiano l’altro: i Parisi in quanto a show ne sanno parecchio. Questa l'analisi de La Provincia di Como in merito a quanto accaduto durante la partita persa contro la Fiorentina. Se non fosse che la prima ha fatto la storia del balletto in Italia, mentre il secondo è un difensore semisconosciuto che durante Como-Fiorentina si è fatto notare per l’ennesima sceneggiata a cui ormai siamo abituati sui campi di Serie A.

La ricostruzione

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Minuto 86’. Il Como ha da poco accorciato le distanze grazie a un autogol… indovinate di chi: Parisi. Insomma, la partita è in bilico e gli animi sono tesi dopo l’espulsione di Morata. In un momento in cui il gioco è fermo, Addai sfiora appena il difensore viola che, sentito il minimo tocco, precipita al suolo, come se la gravità avesse deciso di occuparsi solo di lui. Si rotola a terra tenendosi il volto, in preda a una sorta di raptus demenziale. Sembra essere stato colpito da un cecchino. Poi, non contento, si rialza di scatto e va a muso duro contro il giocatore del Como, urlandogli: “Tu sei matto!”. Applausi. Oscar. Sipario.

Perché di simulazioni e inganni agli arbitri se ne parla dall’età della pietra. La prima, la più storica, la più memorabile, ovviamente quella di Maradona nel 1986, la “Mano de Dios” che condannò l’Inghilterra ai Mondiali. Ma alla fine di tutto, la verità è solo una: la gente, sportivi compresi, guarda solo al proprio interesse. Al giocatore interessa vincere, a qualsiasi costo. E così ragiona anche il tifoso, che alla fine dei 90 minuti guarda la schedina e poco gli importa se c’è stato un gol irregolare, una simulazione o un rosso. Vincere, vincere, vincere. Altro che aiutare gli arbitri. Vincere e basta. Poi le chiacchiere vengono dopo, riempiono giornali e trasmissioni, ma la sostanza non cambia mai. Se aiuta me o la mia squadra va bene. Se aiuta l’avversario si grida allo scandalo.

Insomma, Parisi è la punta dell’iceberg di un atteggiamento che ci riguarda tutti. Il difensore viola ha vinto l’Oscar degli asini, ma poco gli interessa, perché ha vinto la partita. Ha ottenuto quello che voleva. Perciò finché non avremo il coraggio di giudicare negativamente ogni episodio di questo tipo, senza il paraocchi dettato dall’interesse, non potremo sperare in un calcio più giusto.