In un calcio in cui le bandiere sembrano appartenere al passato, parlare di Robin Gosens come simbolo può apparire eccessivo. È alla Fiorentina da poco più di un anno, troppo poco per etichette storiche. Eppure alcune scelte vanno oltre il tempo e trasformano un giocatore in qualcosa di più. È quanto accaduto domenica, quando il Nottingham Forest si è fatto avanti con un’offerta concreta e molto ricca per il terzino tedesco. Una proposta importante sia per il giocatore che per il club, tanto che, dal punto di vista della Fiorentina, l’operazione sarebbe potuta andare in porto. Gosens, infatti, non era considerato incedibile, anche alla luce degli investimenti sostenuti dal club.

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CorFio svela: “La Fiorentina aveva ceduto Gosens, lui è voluto rimanere”
Nonostante questo, e nonostante le pressioni del suo entourage, il giocatore ha detto no. Una risposta rapida, netta, motivata da una scelta chiara: restare per aiutare la squadra in un momento delicato. «Non posso lasciare la nave nella tempesta», il senso del suo pensiero. Un gesto che racconta lo spessore umano di Gosens, già emerso in passato. Anche durante l’ultimo lungo infortunio, vissuto con frustrazione per l’impossibilità di aiutare i compagni, il tedesco ha mostrato un attaccamento sincero al gruppo.
La sua stagione è finora sotto tono rispetto alla precedente, tra problemi fisici, vicende personali e un ruolo che ne limita le qualità offensive. I numeri dicono tre gol, ma il peso di Gosens va oltre le statistiche: è uno dei leader più ascoltati nello spogliatoio. Oggi c’è una salvezza da conquistare. Il futuro si vedrà a giugno. Ma adesso, per Robin, viene prima il noi dell’io.
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