Quindici mesi dopo, la Fiorentina torna a Como. Allora fu una vittoria pesante, di quelle che spostano percezioni e classifica. La squadra viaggiava forte, Palladino sembrava aver trovato l’equilibrio giusto e i singoli rendevano al massimo. Sembrava l’inizio di qualcosa.

La Repubblica
Como-Fiorentina quindici mesi dopo: il mondo viola completamente capovolto
Oggi lo scenario è diverso. La Fiorentina arriva sul lago con meno certezze e più interrogativi. La solidità difensiva si è incrinata, la continuità è venuta meno e anche i protagonisti di quel periodo hanno perso brillantezza. De Gea non è più protetto come allora, Kean non ha la stessa incisività sotto porta. Non è solo una questione individuale: è il sistema ad aver perso compattezza.
Per questo il ritorno a Como assume un significato particolare. Non tanto per il valore dell’avversario o per la classifica, quanto per ciò che rappresenta. È il campo che ricorda alla Fiorentina cosa è stata capace di fare e che oggi misura quanto si sia allontanata da quella versione.
Il passato non garantisce il futuro, ma può servire da promemoria. A Como la viola aveva trovato convinzione e identità. Ritrovarle sarebbe il primo vero passo per rimettere il mondo dalla parte giusta.
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