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VIOLA NEWS news viola stampa C’è un dato allarmante sui giovani italiani. E Comuzzo ne è il chiaro esempio

Tuttosport

C’è un dato allarmante sui giovani italiani. E Comuzzo ne è il chiaro esempio

Comuzzo
In Italia in giovani che arrivano dalla Primavera giocano appena il 9% dei minuti complessivi nel campionato di Serie A
Redazione VN

La crisi del calcio italiano non può più essere interpretata come una semplice fase negativa o un passaggio ciclico. Come scrive Tuttosport, i dati delineano con chiarezza una fragilità strutturale che coinvolge l’intero sistema, dalla formazione dei giovani fino al rendimento della Nazionale, passando per un campionato che fatica a reggere il confronto europeo.

In Serie A appena il 9% dei minuti complessivi è giocato da calciatori italiani cresciuti nei vivai dei club, il valore più basso tra i cinque principali campionati continentali. Il confronto è netto: in Spagna si supera il 21%, in Francia il 14%, mentre Germania e Inghilterra si attestano oltre il 13%. Con il 67,5% di giocatori stranieri, la Serie A è oggi la lega più internazionalizzata d’Europa. Il dato, di per sé, non sarebbe negativo - detto che spesso la qualità aggiunta da chi non è convocabile è davvero minima - se accompagnato da un’adeguata valorizzazione del talento locale.

Invece accade il contrario: la crescita dei giovani italiani viene compressa, e il processo inizia già nei settori giovanili, dove la presenza straniera supera il 32%. Ne deriva un sistema che fatica a produrre e integrare risorse interne. Le conseguenze emergono chiaramente anche a livello internazionale. Tra i cento migliori under 20 individuati dagli osservatori globali compare un solo italiano : Pietro Comuzzo, spesso in panchina nella Fiorentina, segnale evidente di una difficoltà non solo nella produzione del talento, ma soprattutto nella sua maturazione.

L’Italia rimane ancorata al breve periodo e si concentra sui risultati immediati a scapito dello sviluppo dei giovani e della filiera interna. Così facendo indebolisce il movimento: diminuiscono i praticanti, le scuole calcio faticano e altri sport guadagnano terreno. Il problema, dunque, non è né episodico, né contingente: è strutturale. E senza un cambio di rotta deciso, il divario con le altre grandi realtà europee è destinato ad ampliarsi ulteriormente.