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FLORENCE, ITALY - MARCH 12: Riccardo Braschi of ACF Fiorentina looks on during the UEFA Conference League 2025/26 round of 16 first leg match between ACF Fiorentina and Rakow Czestochowa at Stadio Artemio Franchi on March 12, 2026 in Florence, Italy. (Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images)
Il tema dei giovani in Serie A continua a tornare con forza, quasi ciclicamente, ogni volta che il confronto con l’estero diventa inevitabile.
“C’è un dato che non cambia mai nel nostro campionato: la Serie A non è un campionato per giovani”.
Il discorso si riaccende dopo le parole di Julio Velasco, che ha sintetizzato il divario con una riflessione netta sul talento precoce.
“Lamine Yamal, con oltre 100 presenze in Liga prima dei 19 anni, in Italia probabilmente non giocherebbe”, una frase che apre il dibattito più ampio sul modello di crescita dei giovani nei grandi campionati europei.
E infatti i numeri raccontano un sistema diverso, soprattutto se si guarda al Barcellona e alla gestione dei suoi giovani. “Yamal e Cubarsí, entrambi classe 2007, sono già stabilmente dentro la prima squadra con decine di presenze tra Liga e coppe”, un dato che in Italia resta difficilmente replicabile.
Il confronto diventa ancora più evidente spostandosi su una delle serate recenti, tra Firenze e Dortmund.
“Al Franchi, Riccardo Braschi si è scaldato in tutto il secondo tempo di Fiorentina-Sassuolo, ma non ha trovato il debutto in Serie A”, nonostante un contesto che, sulla carta, avrebbe potuto favorire il suo ingresso.
“È un attaccante che sta crescendo molto nel settore giovanile, ma il salto verso la prima squadra resta ancora un passaggio complesso”. Tre ore dopo, però, il quadro cambia completamente a Dortmund. “Niko Kovac ha scelto di lanciare dal primo minuto Samuele Inácio, classe 2008, già alla quarta presenza in Bundesliga”, con un impatto immediato anche sul pubblico del Signal Iduna Park. “È uscito al 74’ tra gli applausi del Muro Giallo”, segnale di un inserimento che in Germania non passa solo dalla panchina, ma dalla fiducia reale.
E con lui, altri giovani italiani già inseriti stabilmente nel progetto Borussia. “Reggiani e Filippo Mané fanno parte di una struttura dove i giovani vengono messi dentro subito, anche nei contesti più competitivi come Bundesliga e Champions”, una differenza culturale evidente rispetto al modello italiano.
Il confronto si allarga poi ai numeri complessivi del calcio europeo. “L’Osservatorio CIES mostra chiaramente che il Barcellona è il club che utilizza più Under 21 tra i top campionati europei, con 34 giocatori impiegati negli ultimi anni”, mentre le italiane restano indietro. “Parma, Cagliari e Verona sono le migliori tra le italiane, ma restano comunque lontane dai numeri dei grandi club europei”, e soprattutto il dato più pesante riguarda le big della Serie A.
“Napoli, Inter e Lazio hanno utilizzato pochissimi Under 21 nel periodo analizzato, in alcuni casi con percentuali quasi nulle di minuti giocati”, un segnale che fotografa una tendenza strutturale.
Il risultato è un sistema dove il talento spesso viene osservato più che utilizzato.
“Il problema non è il singolo allenatore o il singolo episodio, ma un movimento che fatica ancora a dare continuità ai giovani”, e il caso Braschi diventa solo l’ultimo esempio di una dinamica più ampia.
All’estero, invece, il modello è opposto.
“Nei top club tedeschi e spagnoli i giovani non vengono aspettati: vengono messi dentro e responsabilizzati subito”, una differenza che oggi appare sempre più evidente.
E così il confronto resta aperto.
“Il punto non è se i giovani siano pronti, ma quanto un sistema sia disposto a farli diventare tali giocando davvero”, ed è qui che Serie A e resto d’Europa continuano a separarsi. Firenze osserva, e con lei tutto il calcio italiano.
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