00:49 min
VIOLA NEWS news viola interviste Dodò: “Mio fratello criminale in carcere, provarono a sparargli davanti a me”
il racconto

Dodò: “Mio fratello criminale in carcere, provarono a sparargli davanti a me”

Redazione VN
Dodò racconta un'infanzia difficile in Brasile: “Molti ragazzi della mia età finivano coinvolti nel traffico di droga, anche mio fratello"

Domilson Cordeiro detto Dodò è il protagonista della nuova puntata del format di interviste "A Luci Spente", realizzate dai canali ufficiali della Fiorentina. Dodò si racconta, tra un'infanzia difficile e la volontà di non smettere mai di sorridere.

Infanzia in Brasile - "Sono cresciuto in un quartiere di San Paolo, dove abitavo con i miei genitori e le mie due sorelle, che oggi sono una dottoressa e un architetto. Era una quartiere povero e io sognavo di diventare un calciatore per potere, un giorno, portare via la mia famiglia da quel posto. La mia carriera è iniziata quasi per caso: giocando a pallone per strada fui investito da una macchina, e così mia madre mi iscrisse a una scuola calcio per farmi stare in un luogo più sicuro. L’infanzia in Brasile è stata molto dura. Molti ragazzi della mia età finivano presto coinvolti nel traffico di droga, arrivando spesso fino al carcere. Volevo costruirmi una vita diversa".

La storia del fratello

—  

"Una cosa che mi ha lasciato triste è che ho un fratello più grande, solo da parte di mamma, che era il mio specchio in casa. Poi lui si è avvicinato al mondo della droga, del traffico, a 16 anni. Una volta era mezzanotte ed ero insieme alla mia mamma che voleva cercarlo per farlo tornare a casa. E a un certo punto lo abbiamo trovato che era ubriaco. Sono arrivati due ragazzi con la pistola che gli volevano sparare. E la mamma ha iniziato a pregare loro e Dio che non sparassero. E la pistola non sparava, così mio fratello è scappato. È sparito per due mesi e quando è tornato ha rubato una casa, insieme ad altre persone. La polizia lo ha seguito e anche loro volevano sparargli, ma la pallottola per un segno del destino non è gli arrivata. È stato un insegnamento per la mia vita: non volevo essere la stessa persona che era diventato lui. Avevo 11 anni e dopo lui quando aveva 18 anni è andato in carcere e ci è stato 15 anni. Per la mia famiglia rappresenta una grande tristezza. Ho provato a dargli una mano, ma non ci sono riuscito".