Domilson Cordeiro detto Dodò è il protagonista della nuova puntata del format di interviste "A Luci Spente", realizzate dai canali ufficiali della Fiorentina. Dodò si racconta, tra un'infanzia difficile e la volontà di non smettere mai di sorridere.

il racconto
Dodò: “Mio fratello criminale in carcere, provarono a sparargli davanti a me”
Infanzia in Brasile - "Sono cresciuto in un quartiere di San Paolo, dove abitavo con i miei genitori e le mie due sorelle, che oggi sono una dottoressa e un architetto. Era una quartiere povero e io sognavo di diventare un calciatore per potere, un giorno, portare via la mia famiglia da quel posto. La mia carriera è iniziata quasi per caso: giocando a pallone per strada fui investito da una macchina, e così mia madre mi iscrisse a una scuola calcio per farmi stare in un luogo più sicuro. L’infanzia in Brasile è stata molto dura. Molti ragazzi della mia età finivano presto coinvolti nel traffico di droga, arrivando spesso fino al carcere. Volevo costruirmi una vita diversa".
La storia del fratello
—"Una cosa che mi ha lasciato triste è che ho un fratello più grande, solo da parte di mamma, che era il mio specchio in casa. Poi lui si è avvicinato al mondo della droga, del traffico, a 16 anni. Una volta era mezzanotte ed ero insieme alla mia mamma che voleva cercarlo per farlo tornare a casa. E a un certo punto lo abbiamo trovato che era ubriaco. Sono arrivati due ragazzi con la pistola che gli volevano sparare. E la mamma ha iniziato a pregare loro e Dio che non sparassero. E la pistola non sparava, così mio fratello è scappato. È sparito per due mesi e quando è tornato ha rubato una casa, insieme ad altre persone. La polizia lo ha seguito e anche loro volevano sparargli, ma la pallottola per un segno del destino non è gli arrivata. È stato un insegnamento per la mia vita: non volevo essere la stessa persona che era diventato lui. Avevo 11 anni e dopo lui quando aveva 18 anni è andato in carcere e ci è stato 15 anni. Per la mia famiglia rappresenta una grande tristezza. Ho provato a dargli una mano, ma non ci sono riuscito".
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