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Borja Valero: “Non volevo nemmeno venire e alla fine sono diventato fiorentino”

Redazione VN
Le parole dell'ex centrocampista della Fiorentina, Borja Valero, su tanti temi legati alla sua esperienza in viola

L'ex centrocampista della Fiorentina, Borja Valero, ha parlato ai microfoni ACF il giorno del suo compleanno durante il programma settimanale "Un secolo viola". Queste le sue parole:

Cosa si prova a far parte di questo secolo viola? Motivo di orgoglio. E' una società importante, con giocatori fantastici passati negli anni. Essere un granello di sabbia in tutta questa spiaggia che è la Fiorentina per me è soprattutto motivo di orgoglio e soddisfazione. Sono veramente contento di far parte della storia viola. Le prime cose che penso sulla Fiorentina? Batistuta, Baggio, Rui Costa, Antognoni. Quei giocatori che erano diversi. Quando son cresciuto in Spagna il calcio italiano ce lo facevano vedere tantissimo e le immagini più chiare che ho visto sono quelle di Batistuta.

Sul primo impatto avuto di Firenze e la Fiorentina

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Particolare, perché all'inizio non volevo nemmeno venire. Avevo altre offerte. Mi misi subito a cercare su internet e vidi che gli ultimi anni, prima che arrivassi io, aveva lottato spesso per la retrocessione. Avevo un po' di paura di cosa potesse succedere. Alla fine Macia e Pradè mi convinsero, perché stavano facendo un progetto carino. Hanno avuto ragione su tutto. Dopo la prime partite di Coppa Italia e cambiato, nonostante avessimo vinto, ancora non avevamo le macchine io e Gonzalo Rodriguez, quindi aspettavamo alla gelateria vicino allo stadio. Ma nessuno ci riconosceva (ride, ndr). Poi con il passare del tempo tutto questo è cambiato, ancora oggi mi fermano ed è molto bello.

Sugli ingredienti per entrare così nel cuore della tifoseria

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Ovviamente il campo è la cosa che di più aiuta, ma a parte quello la gente ha visto una persona che dava tutto per farli felici e che ci teneva a capire anche la gente e la città. Uscivo spesso a camminare per conoscere le persone e capire come era il fiorentino. Credo che per loro questo sia importante. Da lì è nato questo amore intrinseco che la gente mi ha dato e io ho provato a ricambiare sul rettangolo di gioco. Anche nelle piccole cose mi son voluto calare nel fiorentino e questo alla gente ha fatto impazzire. Dire "babbo" o "mangiare a il tocco", perché l'italiano io l'ho imparato qui con gli amici che ho conosciuto. Ho avuto la voglia di mettermi a conoscerli meglio. Sono veramente felice di far crescere i miei bambini qua, addirittura la piccola è nata qua, si sente fiorentina, si sente italiana. Addirittura c'ha il passaporto spagnolo, ma pensa di essere italiana ma soprattutto Fiorentina. Lo dice con molto orgoglio e a me fa piacere. La Fiorentina è Firenze e Firenze è la Fiorentina e questo è quasi unico e molto bello.

Sull'attualità

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Ora sono un tifoso in più della Fiorentina. Sono nato e cresciuto al Real Madrid, sono tifoso del Real Madrid, ma la Fiorentina è qualcosa di speciale. Non sono un grande fan di guardare partite di calcio, invece quelle della Fiorentina le guardo assolutamente tutte insieme a quelle del Real Madrid. Mi piace seguirla da tifoso. Ha fatto grandissimi passi negli ultimi anni. Speriamo che questo percorso continui a crescere e si possa fare qualcosa di bello, così me lo godo anche da tifoso.

Sulla Fiorentina di Montella

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Cosa è mancato per vincere un trofeo o qualificarsi in Champions? Prima cosa, si qualificavano solo tre squadre in Champions League quegli anni. Questa è una cosa che mi fa rodere tantissimo. Abbiamo fatto tre anni di fila quarti. E' mancato veramente poco. Non abbiamo rimpianti, abbiamo lasciato tutto, ci siamo divertiti tanto. Rimanere nel cuore della gente anche senza aver vinto significa che abbiamo fatto qualcosa di speciale. Il primo anno la sfiorammo fino all'ultima giornata. Entrammo in campo pensando solo a cosa potesse fare il Milan a Siena e anche in quel caso andò come andò. Fu una situazione abbastanza strana. Eravamo un giusto mix, tra noi e le idee di Montella. La rosa del secondo anno era qualcosa di incredibile, eravamo fortissimi. Purtroppo c'è stata anche tanta sfortuna. Quella partita con la Juventus ha fatto capire cosa rappresenta la Fiorentina per Firenze. Ci considerano provinciali? Fieri di esserlo. I boati che ho sentito quel giorno sono stati qualcosa di unico. Non li ho mai più sentiti, anche in stadi più grandi e partite più importanti. Il rimpianto più grande la finale di Coppa Italia sempre di quell'anno. Non tanto per la partita persa, ma per il contorno. Non sembrava una finale e non me la sono vissuta come tale. Quel giorno l'avrei rivoluto rivivere, resettare.

Un altro aneddoto

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Pochi giorni prima della partita contro Juventus abbiamo fatto una cena in 8 o 10 giocatori con le mogli. Andiamo in questo posto e lo chef ci dice "Se vincete con la Juventus io vi cucino a casa vostra. Porto tutto da me e vi faccio la cena a casa vostra". Sì, sì, lo facciamo come dicendo "Vabbè, tanto sarà complicato così".  Finisce la partita, vinciamo, torno a casa. Mi arriva un messaggio di Ambrosini: "tutti a casa mia che lo chef ha già tutto pronto e arriva fra 20 minuti". Quindi si va a casa di Ambrosini, quelli che eravamo in quella cena lì, e lo chef aveva portato il cibo, i piatti, tutto. Aveva organizzato la cena proprio perché era più felice di noi per la vittoria con la Juventus.

Sul ritorno a Firenze

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Giocare nel Franchi vuoto è stato difficile. Per me che amavo Firenze ancor di più. L'ho accusato molto e anche sul campo lo si vedeva. Così ho fatto una sorta di allenatore in più nello spogliatoio per aiutare la squadra ad uscire da quella situazione complicata, perché la Fiorentina non poteva retrocedere. Fortunatamente è andata bene.

Sul progetto di Commisso

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A me mi colpì molto, già da quanto feci ritorno a Firenze. E' sempre stato positivo nei nostri confronti, mai una parola sbagliata. Vuol far sempre di più per crescere e portare la Fiorentina in alto e c'è riuscito. Le finali di Conference League e quella di Coppa Italia non sono una cosa scontata. Hanno messo una marcia in più.

Sulla tifoseria

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Sono speciali, in tutti i sensi. Ti danno tutto, ma sono pronti alla critica quando le cose non vanno come loro si aspettano che devono andare. La cosa più importante che da calciatore devi fare è capirlo, dal primo momento. E questo ti aiuta dopo a comportarti in un certo modo. Quell'ironia che hanno fuori dal campo la portano anche in campo e quindi a volte sono una montagna russa di emozioni. E questo lo devi capire. Se te la prendi è complicato venire a Firenze. E' una piazza esigente, che vuole vincere, ma vuole farlo anche in un certo modo.