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Grosso, “prima testa poi campo”: nella sua tesi c’è già la Fiorentina che verrà

Grosso, “prima testa poi campo”: nella sua tesi c’è già la Fiorentina che verrà - immagine 1
Un articolo de La Gazzetta dello Sport riporta la tesi di Fabio Grosso del 2013 che mostra ed estrapola i suoi princìpi
Redazione VN

“Mi piacerebbe un giorno riuscire a rappresentare l’immagine di un allenatore vincente, ma la strada che voglio intraprendere per arrivare al traguardo è quella di iniziare ad essere un allenatore convincente”.

È con questa frase che si conclude la tesi presentata da Fabio Grosso nel 2013 al Centro Tecnico di Centro Tecnico Federale di Coverciano, al termine del Master UEFA Pro riservato agli allenatori. Una frase che, a distanza di oltre dieci anni, assume un significato particolare nel momento in cui il tecnico abruzzese si prepara ad affrontare la sfida più delicata della sua carriera.

Prima ancora dei moduli, delle scelte tattiche e dei principi di gioco, la tesi di Grosso mette infatti al centro un concetto preciso: il calcio è prima di tutto una questione mentale.

Non è un caso che il titolo del lavoro sia eloquente: “Atteggiamento, mentalità e motivazione… poi tattica e moduli”. Una sorta di manifesto programmatico che oggi aiuta a comprendere meglio l’allenatore che Firenze potrebbe presto conoscere.

Prima la testa, poi il 4-3-3

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Nella visione di Grosso il raggiungimento di grandi risultati non dipende esclusivamente dagli aspetti tecnici, tattici o atletici. Il tecnico sostiene infatti che le prestazioni eccellenti nascano dall’unione di tre fattori e che quello mentale rappresenti il vertice capace di completare il triangolo.

Una filosofia che si è vista chiaramente nelle sue esperienze più riuscite. Prima a Frosinone e poi al Sassuolo, Grosso ha costruito gruppi forti soprattutto sotto il profilo psicologico, riuscendo a valorizzare giocatori che sembravano aver perso fiducia o che dovevano ancora esprimere il proprio potenziale.

Se davvero sarà lui il nuovo allenatore della Fiorentina, il primo compito non sarà probabilmente quello di scegliere tra 4-3-3 e 4-2-3-1. La priorità sarà restituire convinzione a uno spogliatoio reduce da una stagione complessa e a una piazza che cerca nuove certezze.

Nella sua idea di calcio, infatti, la testa viene prima delle gambe.

Leadership e gestione del gruppo: il vero cuore del metodo Grosso

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Un altro passaggio centrale della tesi riguarda il concetto di leadership.

Per Grosso l’allenatore deve essere un punto di riferimento riconosciuto dal gruppo, una figura capace di conquistare stima e rispetto attraverso la credibilità quotidiana. Non basta impartire indicazioni tattiche: bisogna influenzare positivamente i giocatori e creare coesione.

Nella sua tesi sottolinea inoltre l’importanza di non lasciarsi trascinare dagli eccessi emotivi: né l’euforia dopo una vittoria né il pessimismo nei momenti difficili devono alterare il lavoro quotidiano.

La valorizzazione del singolo al servizio della squadra

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Un altro concetto ricorrente nella tesi è quello dell’equilibrio tra individuo e collettivo.

Grosso sostiene che ogni giocatore debba essere valorizzato nelle proprie caratteristiche, ma sempre all’interno di un’organizzazione comune. La crescita del singolo non è mai fine a se stessa: deve tradursi in un beneficio per la squadra.

È una filosofia che trova riscontro anche nei risultati ottenuti sul campo. Negli ultimi anni diversi calciatori hanno vissuto le migliori stagioni della propria carriera proprio sotto la sua guida, segno di una particolare attenzione alla crescita individuale e alla gestione delle persone.

Per Grosso, insomma, il gruppo non annulla le individualità. Le esalta.

L’allenatore che vuole cambiare

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Chi immagina Grosso come un tecnico rigido rischia probabilmente di commettere un errore.

Uno dei passaggi più interessanti della sua tesi riguarda infatti il concetto di cambiamento. L’allenatore abruzzese sostiene che una delle qualità più importanti per un tecnico sia la capacità di evolversi continuamente.

Nessuna verità assoluta, nessun dogma immutabile.

Per spiegare il concetto cita perfino il film L’attimo fuggente e la celebre idea di osservare le cose da prospettive differenti. Cambiare non significa rinnegare le proprie convinzioni, ma saperle adattare alle situazioni e alle persone che si hanno davanti.