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Baldini: “Non faccio il pavone. Ecco cosa voglio trasmettere ai giocatori”

Matteo Bardelli Redattore 
Le parole in conferenza stampa del CT dell'Italia, Silvio Baldini, in vista delle due sfide amichevoli con Lussemburgo e Grecia

Il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana, Silvio Baldini, chiamato per il momento a sostituire Gennaro Gattuso, ha parlato in conferenza stampa in vista delle due amichevoli dell'Italia con Lussemburgo e Grecia. Queste le sue parole:

Sul fatto se spera di essere confermato

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Per allenare la nazionale italiana, che ha vinto diverse cose come perse altre finali. Io so che oggi la maggior parte dei tifosi italiano fanno il tifo perché vedono un cambiamento. Ma io non faccio il pavone. So che per arrivare alla nazionale maggiore serve un curriculum. Se oggi credesse di avere una speranza non sarei uno che crede nel merito. Io oggi sono qua perché si sono dimessi Gattuso e Buffon. Approfittare delle disgrazie per entrare in gioco non mi piace. Queste partite devono essere d'aiuto anche a chi arriva dopo, in modo da capire che lavoro è stato fatto

Sulle convocazioni

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Ho chiamato il mio gruppo e Donnarumma (che è stato l'unico a contattarmi) e Pio Esposito in vista delle Olimpiadi o i prossimi Europei. E' pensato in vista del futuro. Oramai il calcio italiano vuole vedere un cambiamento e più di così cosa si può fare. Ora ci saranno queste due partite e penso che i ragazzi faranno benissimo.

Sulla mancata chiamata da parte degli altri giocatori

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L'eliminazione che c'è stata con la Bosnia è stata una ferita troppo grande, ma anche se mi avessero chiamato tutti le convocazioni sarebbe rimaste le solite. Capisco che tante volte è meglio starsene a riposo che non partecipare.

Sulla mancata qualificazione

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Il calcio italiano è in mano a dirigenti che pensano sempre a interessi loro e non alla crescita del calcio. Si punta più a fare mercato con i giocatori anziani che a far crescere i giovani. Mi diverto a chiamarlo Lestofanti. Finché non ci saranno dei dirigenti seri, questo sarà un problema.

Sui numeri della Serie A e il calcio italiano

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Normale che l'esperienza la fai giocando. Il tuo valore sennò rimane imprigionato. Il problema nelle giovanili non c'è, ma sta sempre nel salto. Quello è un problema del calcio italiano, non della Federazione. Finché il calcio non viene riformato, ma non con delle regole, ma con delle persone serie a capo della maggior parte dei club. I giovani son quelli che ti portano il coraggio, il ritmo. Senza di loro è ovvio che sia così, perché un adulto gestisce le sue forze fisiche.

Sulle due partite in programma come CT

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Sono due partite che mi riempiono d'orgoglio. Per me non si tratta di amichevoli, perché quando si veste questa maglia c'è sempre in palio l'onore.

Sulla chiamata

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Per me questo è un premio, inaspettato. Il destino mi ha portato ad essere qui.

Sul gruppo dell'Under 21

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Questo è un gruppo molto unito, fra loro ridono e scherzano. Nessuno si isola con il telefono. Condividono molto. Alcuni mi hanno detto che pagherebbero per trovare un gruppo nei loro club come quello che hanno trovato con l'Under 21. Quando ci sono questi segnali significa che il gruppo è sano. Non possiamo sbagliare con un materiale del genere.

Su chi chiamerebbe lui come CT

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Io andrei a prendere un allenatore con un certo curriculum. In Italia abbiamo tanti allenatori bravi. Quelli che si sentono sono tutti interessanti e ben preparati. Spero che il mio lavoro sia d'aiuto.

Sulla richiesta ai ragazzi e cosa vorrebbe vedere in campo

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Gli ho chiesto solo di essere se stessi, di giocare con entusiasmo. Che sono qui perché la vita ti rilascia sorprese inaspettate. Loro devono giocare per dimostrare di essere bravi e soprattutto perché sono squadra. Squadra si è quando un compagno, in difficoltà, viene aiutato da tutti gli altri.

Sui giovani che vanno a giocare all'estero

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Questi ragazzi qui, che giocano anche all'estero, hanno la possibilità di vedere modi di giocare diversi, con culture diverse dalla nostra. Ma loro sono ancora ragazzi puliti, non inquinati dal successo o dal dio denaro. Sono ragazzi che cercano ancora la loro identità. Io cerco di fargli capire che essere calciatore deve essere anche uno stile di vita.

Sui suoi principi traslati alla Nazionale

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L'emozione è stata bella finché non sono arrivato a ieri, perché l'attesa è stata emozionate. Io la prima cosa che faccio con la mia squadra sono questi principi. Non faccio le multe io: ci sono delle regole, se uno non le rispetta se ne va a casa. Io sono una persona senza filtri e loro lo sanno. Io non sono qua per mettere le regole e per fare il generale. Sono qua per spiegargli che senza regole non ci sono principi. Bisogna essere per forza inquadrati sotto questi punti di vista.

Sui giocatori pronti per il grande salto

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Se io li ho convocati significa che sono convinto che possano fare bene. Sono convinto che queste due partite le vinciamo. Conoscendoli, hanno grandissime qualità, anche tecniche.

Sulle polemiche del CT della Grecia

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Non rispondo perché non mi interessa. Lui può dire quello che vuole. Non deve preoccuparsi di quello che fanno gli altri, essendo in un paese dove è nata la democrazia.

Sul pericolo ranking

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Sicuramente ci può essere questo rischio. Però, se io faccio una partita pensando che posso perdere. Cosa posso e devo fare io? Io non ho paura di giocare queste partite, perché sono sicuro che possano vincerle. Se parto negativo e perdo entusiasmo, i primi ad accorgersene sono i calciatori.

Su cosa sta portando alla Nazionale e cosa ha cambiato rispetto a prima

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Io mi sento libero. Dire anarchia oggi... non è più quella di una volta. Io in Nazionale porto ai ragazzi la liberta di esprimere il loro talento. So cosa mi possono dare. L'unica cosa che chiedo è che in fase di non possesso palla, bisogna correre. Bisogna muoversi bene in campo, scalando e coprendo tutti gli spazi. Io voglio trasmettere a loro il senso di responsabilità. Sono ormai uomini, non più dei ragazzini.