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La sfida a Yamal, la doppietta alla Juve: chi è Sadotti, vicecapitano della Primavera

Giada Di Stefano
Chi è Edoardo Sadotti, difensore della primavera da 4 eurogol in stagione. Tra la doppietta alla Juve, la sfida con Yamal e la dedica ai nonni.

Al termine della regular season del campionato Primavera 1 e in attesa delle fasi finali (che iniziano, per i viola, con la semifinale di domenica alle 18:30),  vi raccontiamo qualcosa in più di qualcuno di loro. Un ragazzo che si può definire uno degli assoluti protagonisti di questa stagione, che è riuscito a collezionare 4 (euro)gol da difensore centrale, uno più bello dell'altro: ecco chi è Edoardo Sadotti.

Prima di iniziare, però, facciamo ad Edoardo un grandissimo in bocca al lupo, perché possa tornare al meglio e nel minor tempo possibile dopo l'infortunio rimediato al 19' nell'ultima partita di campionato, a Lecce lo scorso sabato, rivelatosi per fortuna molto meno grave del previsto.

Dove tutto è iniziato

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Nato a Siena, ma aretino acquisito e cresciuto con il calcio nel sangue grazie alla passione trasmessagli dal padre, senza alcuna pressione, ha trasformato quell'amore spontaneo in un percorso costruito passo dopo passo. I primi calci li ha dati con l'Olmoponte, prima di vivere un'esperienza di un anno al Quarrata. Poi è arrivata la Fiorentina, maglia che indossa ormai da 10 stagioni e con la quale è maturato fino a diventare uno dei punti di riferimento del gruppo viola.

Un difensore da gol fantastici

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Difensore moderno, capace di adattarsi sia alla linea a 3 che quella a 4, riconosce caratteristiche differenti nei due sistemi: nel reparto a 3 trova maggiore libertà di impostazione e più tempo per giocare il pallone da centrale, mentre nella difesa a 4 sente aumentare responsabilità e attenzione. Nel corso dell'ultima stagione ha condiviso il reparto con Kouadio, Kospo e Turnone, trovando grande intesa con tutti e tre, considerati da Edoardo compagni di alto livello senza particolari differenze nella gerarchia personale. Il campionato disputato finora lo ha consacrato tra i migliori difensori della categoria. La sua identità calcistica è chiara: ama gestire il pallone e costruire il gioco senza lanci casuali, mettendo la tecnica al servizio della squadra. Proprio qualità tecnica e gestione della sfera vengono considerate le sue caratteristiche principali. Pur essendo difensore, però, ama accompagnare l'azione offensiva e non nasconde il piacere di trovare la via del gol: le punizioni rappresentano un fondamentale che ha sempre allenato con continuità, convinto di possedere un buon piede e margini di miglioramento ancora importanti. Dopo allenamento si è spesso fermato con lui Max Benassi, allenatore dei portieri, da cui consigli ha tratto indicazioni considerate molto utili per beffare i portieri avversari.

L'esempio quotidiano e silenzioso

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In campo, come all'interno dello spogliatoio viola, ricopre il ruolo di vicecapitano, una responsabilità che vive con orgoglio. Il gruppo di cui fa parte, ci racconta essere formato prima di tutto da amici che condividono molto anche lontano dal campo. Negli ultimi anni sente di essere cresciuto soprattutto dal punto di vista umano: è meno impulsivo, più maturo e capace di osservare le situazioni con una mentalità diversa rispetto al passato. La fascia da capitano, indossata precedentemente sia nel club sia in Nazionale, rappresenta per lui un onore speciale. Non si considera però un leader appariscente: preferisce guidare la squadra attraverso il lavoro silenzioso e l'esempio quotidiano.

Fonti d'ispirazione e successi personali

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Tra i modelli di riferimento del classe 2006 spicca Virgil Van Dijk, il difensore che più ammira e che, a suo giudizio, rappresenta attualmente il migliore al mondo. Fuori dal campo, invece, preferisce identificarsi in figure precise: ha sempre scelto di essere semplicemente sé stesso, mantenendo autenticità nei rapporti personali. I successi ottenuti sul terreno di gioco li dedica alla famiglia, agli amici, alla fidanzata e soprattutto ai due nonni in cielo, che considera ancora oggi i suoi primi tifosi. Uno dei momenti che più lo ha colpito negli ultimi anni a livello calcistico è stata la sfida contro Lamine Yamal in Nazionale. Già dopo quella partita, quando il talento spagnolo aveva appena esordito con il Barcellona, è rimasto impressionato dalle sue qualità, tanto da discuterne immediatamente con i compagni. Oggi, vedendone la crescita, non ha dubbi nel definirlo uno dei giocatori più forti al mondo, forse il migliore del momento.

Grazie, Mister Galloppa

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Nel proprio percorso riconosce l'importanza di tutti gli allenatori incontrati, ognuno capace di lasciargli insegnamenti preziosi per la carriera. Un legame particolare lo unisce però a mister Galloppa, tecnico che lo segue da molti anni e che considera determinante per il salto di qualità compiuto sotto ogni aspetto.

Quell'influenza fiorentina...

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"Sono un tifoso fiorentino" ci racconta, prima di ammettere che segnare alla Juve sia all'andata che al ritorno abbia avuto un sapore speciale. Sarà stato forse merito dell'influenza fiorentina?

Lo step finale e il grande sogno: tra dediche e obiettivi

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Guardando alla fase finale del campionato, considera la qualificazione diretta alla semifinale un vantaggio importante, perché permette di affrontare il percorso con maggiore freschezza fisica, evitando i quarti. Tra le squadre affrontate in campionato, quella che lo ha impressionato maggiormente è il Parma, indicata come una delle avversarie più forti, insieme alle altre pretendenti al titolo. Se la sera del 28 Maggio il grande sogno dovesse diventare realtà, il primo pensiero sarebbe ancora una volta rivolto ai nonni, figure fondamentali della sua vita e presenze costanti nel suo cuore. Dove si vede per il post Fiorentina? Non ci sono ancora certezze ma gli piacerebbe restare a Firenze, entrando a far parte definitivamente della prima squadra (dopo alcune convocazioni arrivate nel corso di questa stagione). L'obiettivo personale, comunque, resta chiarissimo: arrivare a giocare in Serie A e conquistare la maglia della Nazionale maggiore. E noi, non possiamo fare altro che augurargli che tutto questo accada: magari qui, nella nostra Firenze che da anni lo ospita, e sotto i nostri tifosi, che sarebbero contentissimi di sapere che in casa Viola Park è nato e cresciuto un altro giovane talento.