Viola News
I migliori video scelti dal nostro canale

VIOLA NEWS esclusive le nostre esclusive Tre per due: Solomon verso il rientro, ma Gud e Parisi? Chi esce e chi si adatta

esclusive

Tre per due: Solomon verso il rientro, ma Gud e Parisi? Chi esce e chi si adatta

Tre per due: Solomon verso il rientro, ma Gud e Parisi? Chi esce e chi si adatta - immagine 1
Tra circostanze e infortuni Vanoli non ha mai avuto contemporaneamente a disposizione Gudmundsson, Solomon e Parisi. L'israeliano è prossimo al rientro: chi scegliere in base alle statistiche
Matteo Torniai Redattore 

Quella contro l’Inter potrebbe essere l’ultima gara senza Manor Solomon. L’esterno viola, fermo dal 26 febbraio per una lesione tra primo e secondo grado al retto femorale, è infatti proiettato al rientro dopo la sosta. E proprio il suo ritorno apre uno dei nodi più interessanti - e delicati - della nuova Fiorentina. Perché nel frattempo qualcosa è cambiato. Anzi, più di qualcosa.

La trasferta di Cremona e, soprattutto, i segnali arrivati dalla Polonia hanno consolidato una certezza: Fabiano Parisi alto a destra funziona. Eccome se funziona. Equilibrio, corsa, ma ora anche incisività offensiva: il gol che ha sbloccato sé stesso e la sfida salvezza ne è la fotografia più chiara.

E allora il problema - se così si può chiamare - si sposta sull’altra fascia.

Perché Solomon, da quando è arrivato, ha acceso la Fiorentina partendo da sinistra (proprio nel momento in cui Gudmundsson era indisponibile, dalla gara interna col Torino). Il suo impatto è stato immediato: imprevedibilità, strappi, qualità nell’uno contro uno. Col Torino la prima perla in questo senso, ma anche ottime prestazioni contro Como in trasferta e Pisa in casa. I numeri lo confermano: 3.4 dribbling riusciti ogni 90 minuti, nella top 3 in Serie A.

Dall’altra parte c’è Albert Gudmundsson. Meno esplosivo, ma sempre più centrale nel gioco viola. Da quando è stato stabilizzato a sinistra, calpestando la linea laterale, ha ritrovato geometrie e peso specifico: meno strappi, più visione. Più regista offensivo che ala pura. In quella posizione, rispetto che in mezzo al campo, ha più possibilità di ragionare palla al piede, più isolato lontano dal traffico dell'area di rigore avversaria. Le sue giocate recenti - dall’assistenza per Pongracic in Polonia fino alla costruzione sul gol di Dodo a Cremona - raccontano di un giocatore che nella costruzione della manovra incide.

E poi c’è proprio Parisi, che da destra porta quell’equilibrio tra i reparti che mancava. In quella posizione, offensivamente, può sfruttare al massimo le sue abilità palla al piede (cosa che da laterale basso doveva fare col freno a mano tirato) ma anche accentrarsi per liberare la corsia a un Dodo sempre più in condizione. Difensivamente invece, garantisce quella corsa, quella copertura e quella letture apprese nel ruolo precedentemente ricoperto, quello di terzino sinistro. Un Parisi double face che funziona, sia in possesso che in non possesso.

Tre giocatori, due maglie

—  

Solomon porta imprevedibilità. Gudmundsson visione e connessione tra i reparti. Parisi equilibrio e continuità. Numeri alla mano, anche il confronto è netto: Gudmundsson è fermo a 0.72 dribbling riusciti a partita, Parisi a 1.37. Solomon, invece, cambia passo alla squadra.

La sensazione è che la risposta non sia rigida, ma situazionale. Contro difese chiuse, la Fiorentina potrebbe aver bisogno della verticalità e dell’uno contro uno di Solomon. In contesti più complessi, invece, la gestione e la qualità di Gudmundsson diventano fondamentali. Tutto passa nelle mani di Vanoli. Al momento, l'ex tecnico del Torino non si è mai trovato nella posizione di dover prendere una scelta in questo senso, ma adesso, col rientro dell'israeliano, invece diventa necessario.