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Riposa in pace, Rocco: la realtà non ha saputo tenere il ritmo della tua passione

Federico Targetti
Federico Targetti Caporedattore 
Il nostro omaggio alla memoria del Presidente, scomparso nella notte

Una quantità di risorse e di energie investite che supera di gran lunga i risultati ottenuti. Rimarrà questo, negli annali della storia della Fiorentina, alla voce relativa al compianto Rocco Commisso, un self made man che aveva deciso di intraprendere nel calcio del suo Paese d'origine l'ultima grande avventura di una vita da vincente. Da non avere nemmeno i soldi per comprare le scarpe nel Bronx, dove aveva raggiunto il padre emigrando da Marina di Gioiosa Ionica in Calabria, al dominio della rete via cavo con Mediacom: nel mezzo ha fatto di tutto, dai ristoranti alle banche passando per la disco music, studiando grazie al lavoro e all'abilità nel gioco del calcio ed entrando nel mondo dell'imprenditoria al momento giusto.

"Non ho molto tempo e voglio lasciare un segno. Fast, fast, fast": lo sapeva, Commisso, che non avrebbe vissuto in eterno. Il segno lo ha lasciato, eccome, anche se nei suoi piani più che un segno doveva essere un solco profondo quanto la faglia di Sant'Andrea nei suoi USA. Il centro sportivo che oggi porta il suo nome a Bagno a Ripoli, un dono magnifico al club e alla città metropolitana, è il top di gamma in Italia, ma per quanto si sia sforzato non è riuscito a costruire un nuovo stadio. Quello era il suo vero obiettivo, la leva che avrebbe permesso alla sua Fiorentina di compiere un passo importante per colmare alla lunga il gap con le grandi. "Se me lo fanno fare, io ci sono". Non gliel'hanno fatto fare, anche se la questione è stata molto più complicata di così. Ad ogni modo, la gestione economica della società nei più di sei anni di presidenza lascia poco da eccepire, il minimo che ci si potesse aspettare da un tycoon di successo, sebbene al momento dell'arrivo le aspettative fossero alle stelle rispetto a quello che poi è stato (niente affatto male, dal punto di vista strettamente economico, sia chiaro). Commisso ha gestito la Fiorentina in maniera attenta e virtuosa, è oggettivo, e gliene andrà sempre reso grazie.

Poi ci sono i risultati sportivi, e quelli, purtroppo, non sono stati all'altezza delle sue ambizioni e del suo impegno. A riprova del fatto che il calcio è veramente un microcosmo a sé stante e con regole tutte sue, anche un magnate della comunicazione come Commisso ha fatto il passo più lungo della gamba quando ha pronunciato le famose frasi "i soldi non sono un problema" e "Chiesa non sarà il mio Baggio". Poi ha fatto la conoscenza del mondo del pallone, del Financial Fair Play, di un bilancio che non permette certi tipi di investimenti e dei giocatori che, non essendo titoli in borsa ma persone, a volte hanno idee differenti. A parte una manciata di trofei Primavera, la bacheca di Commisso alla Fiorentina è rimasta vuota. E questo è un neo forse più grande dello stadio solo ristrutturato - anzi, in ristrutturazione, dato che non c'è ancora una data di fine lavori -  e non costruito ex novo. Perché le opportunità ci sono state, eccome. La Conference League, disputata tre volte fino in fondo e persa due volte all'ultimo, con Vincenzo Italiano, e una al penultimo atto, oltre alla finale di Coppa Italia nel 2023. Se una società economicamente sana, blasonata e ambiziosa, conti a posto e centro sportivo all'avanguardia, in 6 anni non vede nemmeno l'ombra dell'Europa League vuol dire che qualcosa non è andato come doveva o come poteva.

Mettiamoci dentro tutto. Magari errori dal punto di vista dell'impiego delle risorse, scelte che non hanno pagato i propri dividendi sugli allenatori e in generale sul comparto tecnico/sportivo, con il ritorno di Pradè in dirigenza e il primo triennio assai pericolante tra Montella, Iachini e Prandelli al timone, ma anche la tragedia della scomparsa di Joe Barone. La perdita di un amico, ancor prima che braccio destro - ci scusi, Presidente, se in qualche modo ci legge: questa locuzione, "braccio destro", non le era mai piaciuta, tanto da nominarlo dopo poco tempo dal suo arrivo General Manager, Direttore Generale. E poi il dramma sfiorato di Edoardo Bove. Tutto questo avrebbe dovuto essere lasciato alle spalle con la nuova stagione, ma le dimissioni di Raffaele Palladino, "come un figlio" per il Presidente, hanno aperto una crepa che è stata sottovalutato da parte di tutto il mondo viola. Infine, il caos della prima parte della stagione 2025/26 che ha portato la Fiorentina all'ultimo posto in classifica dopo le dimissioni di Pradè, l'esonero di Pioli, l'arrivo di Vanoli in panchina e poi quello di Paratici, che si insedierà ufficialmente come nuovo direttore sportivo a febbraio, senza che ci sia più Rocco a vegliare materialmente sulla Fiorentina. Tutto questo mentre il soffio vitale che ha animato un'esistenza travolgente si spegneva via via, privando il Viola Park della presenza del suo demiurgo.

Rocco ha lavorato giorno e notte (letteralmente: si svegliava prima dell'alba per seguire le partite di Primavera, Femminile e Prima squadra quando non era in Italia) per entrare nell'Olimpo dei presidenti viola anche dal punto di vista dei risultati. Mi permetto di passare, per la prima volta in assoluto da quando scrivo di calcio per vivere, alla prima persona singolare: dall'autunno del 2019 alla Pandemia, arco di tempo nel quale ero l'ultimissimo o uno degli ultimissimi arrivati tra i giornalisti in ambito viola, non era raro incontrarlo alle Due Strade per le partite dei giovani o delle ragazze. Scorgeva me e i pochi colleghi presenti, veniva a salutarci e scambiava quattro chiacchiere con noi, in maniera cordiale. Non lasciava mai nulla di negletto, cercava di contemplare ogni piccolo dettaglio, sembrava davvero capace di essere ovunque. Poi, i rapporti con la stampa hanno subito vari scossoni, ma la mia storia professionale mi aveva già portato a Milano e ho seguito gli ultimi quattro anni scarsi dell'era Commisso a distanza, non senza crescente coinvolgimento nelle dinamiche del sito e dunque della quotidianità viola.

Una visione e un vissuto a 360 gradi, quella di Rocco, ma suo malgrado la sua Fiorentina sarà ricordata negli anni a venire, oltre che per le battaglie su infrastrutture e rispetto delle regole finanziarie, come quella delle finali perse e del peggior inizio di stagione in 100 anni di esistenza.La vita è quel che succede mentre sei occupato a fare piani, diceva John Lennon. Si può riassumere così l'ultimo capitolo a tinte viola di Rocco Commisso, una persona capace di costruire un impero dall'altra parte del mondo ma che non ha avuto tempo e modo di realizzare o veder realizzato il suo sogno italiano. Riposi in pace, presidente. Anzi, Rocco, come voleva essere chiamato, da parte di tutta la famiglia Violanews. Si è battuto al massimo fino alla fine e al massimo delle sue possibilità: al netto di tutto, si sarebbe meritato almeno una gioia sportiva.