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Nel mondo di Montenegro: “Il principio di Liverani, la missione del nonno e un caffè con Perrone”
Tra i volti più interessanti dell'ambiziosa Primavera della Fiorentina c’è sicuramente quello di Luca Montenegro, centrocampista classe 2007, arrivato in estate dalla Ternana e subito inserito nel progetto tecnico di Daniele Galloppa. Mediano/mezzala moderna, capace di coniugare qualità tecnica e visione a inserimenti e gioco senza palla. Il rimpianto di Liverani esaltato da Galloppa. "Luca ha un grande futuro davanti", ha dichiarato lo stesso allenatore della Primavera lo scorso 1 dicembre. Nipote dell’ex attaccante degli anni Settanta Tanino Montenegro, il giovane lucano ha, per molti del settore, "bruciato le tappe" fino ad arrivare all’esordio tra i professionisti. Poi, ecco la Fiorentina per proseguire il proprio percorso di crescita. Nella lavagna tattica di Galloppa si è ritagliato uno spazio proprio lì, davanti alla difesa. "Sa abbassarsi per costruire gioco, ha proprio le caratteristiche del play: qualità e fisicità". Ai microfoni di Violanews, Montenegro ha raccontato il momento della squadra e svelato i segreti del lavoro quotidiano con Galloppa.
Dopo la vittoria contro il Bologna, fondamentale per restare in scia della Roma capolista, Galloppa ha parlato di “vittoria del gruppo” e del "fondamentale apporto di chi è entrato nel secondo tempo". Per l'appunto sei tra uno di questi: dal tuo punto di vista, che partita è stata?
«Una vittoria importantissima. Con i cambi abbiamo dato freschezza, come ha detto il mister. Abbiamo trovato un Bologna organizzatissimo e non era semplice affrontarlo».
Nel 4-3-3 o nel 4-2-3-1 di Galloppa, cosa chiede il mister ai centrocampisti?
«Il mister ci ripete spesso di essere puliti tecnicamente, di sbagliare il meno possibile e di tenere alto il livello in mezzo al campo. Questo è il suo credo ed è ciò che vuole trasmettere soprattutto a noi che lavoriamo in mezzo al campo».
Galloppa ha parlato nell'unica conferenza stampa come allenatore della Prima Squadra di: mentalità, del “difendere da piccoli e attaccare da grandi” e del "volersi innamorare della propria squadra". Quanto di questa identità ritrovi nel lavoro quotidiano con lui?
«Sono concetti su cui il mister insiste tanto. In allenamento ci chiede sempre di andare forte e di mantenere una grande pulizia tecnica. Noi cerchiamo di fare la partita sfruttando le nostre qualità. Poi servono anche altre caratteristiche, come l’aggressività senza palla. Solo così possiamo imporre il nostro gioco».
Siete stati in vetta al campionato per 11 giornate, ora siete scivolati al secondo posto. Quali sono le ambizioni della Primavera viola?
«Vogliamo lottare per il campionato e restare in alto il più possibile. L’obiettivo minimo sono i playoff. Poi a maggio vedremo dove saremo e capiremo cosa potremo giocarci. Siamo qui per crescere, ma abbiamo anche un obiettivo di squadra».
Giocare a centrocampo è stata una scelta o il destino?
«All’inizio giocavo trequartista, da 10. Poi con il tempo sono leggermente arretrato. È un ruolo che mi piace molto e in cui mi sento a mio agio».
Visione di gioco, lettura difensiva o inserimento: dove ti senti più forte e dove devi migliorare?
«La visione è sicuramente la mia qualità migliore. Devo migliorare sotto l’aspetto difensivo, soprattutto nell’uno contro uno».
Quanto vi sentite valorizzati dalla prima squadra?
«All’inizio dell’anno la possibilità di fare la preparazione estiva è stata una grande occasione. Mi sono sentito considerato come un giocatore della prima squadra, non come un Primavera qualsiasi. Qui per imparare, crescere e metterci in mostra».
Molti club (Atalanta, Juventus, Inter e Milan) oggi puntano sulle seconde squadre in Serie C per far crescere i propri talenti. Te invece hai scelto di percorrere il percorso inverso, dalla C alla Primavera 1: in cosa ne stai giovando?
«L’anno scorso con la Ternana non ero ritenuto subito pronto per giocare tra i grandi. Per me oggi la Fiorentina è l’ambiente giusto per crescere. Vivere una realtà competitiva come quella della Primavera 1 ti aiuta molto, soprattutto a prendere consapevolezza delle tue qualità».
Se potessi prendere un caffè con un centrocampista di Serie A, chi sceglieresti?
«Prenderei un caffè con Perrone. Mi piace molto come giocatore, ma apprezzo molto anche l’identità calcistica che ha il Como».
Essere il nipote di Tanino Montenegro, il terzo marcatore di sempre della storia del Lecce dietro solo a Pasculli e Chevanton, cosa significa per te?
«È un grande orgoglio. Mi dice sempre di fare del mio meglio. Vuole che lo superi. È un’impresa difficile, ma sono qui per provarci».
Dopo il trasferimento alla Fiorentina hai parlato con Liverani?
«Non finirò mai di ringraziarlo per le opportunità che mi ha dato. Non ci siamo però detti molto, ma ho letto le sue dichiarazioni su di me. Di lui mi porto dietro il principio calcistico di dare sempre il massimo».
Come è nata la scelta di venire alla Fiorentina?
«Quando ho sentito della chiamata della Fiorentina ho accettato subito. Non c’è stato nemmeno il tempo di valutare altre proposte: per me esisteva solo la Fiorentina. Allenarsi al Viola Park è qualcosa di speciale, ma non basta. Nel calcio conta quello che fai in campo: devi dare sempre tutto, e serve anche un po’ di fortuna».
Contro il Cesena ti sei adattato addirittura da difensore centrale. Com’è andata?
«Bene tutto sommato. Quando scendi in campo devi dare il massimo. Sono sempre a completa disposizione del mister».
Il numero 47 che porti sulle spalle ha un significato particolare?
«Sì, è l’anno di nascita di mio nonno. Voglio portarlo sempre con me».
Con chi hai legato di più nello spogliatoio?
«Con Evangelista e Balbo in particolare, sono i miei compagni di appartamento. Ma in generale ho buoni rapporti coi miei compagni di squadra».
Il tuo primo modello calcistico?
«Da piccolo Andrea Pirlo. E credo che anche oggi se dovessi indicare un modello sceglierei Pirlo per quello che è stato».
E tra dieci anni dove ti vedi?
«Sempre nel mondo del calcio, al livello più alto possibile. È questa la mia ambizione».
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