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Il pagellone di maggio: 2 al benservito a Vanoli. 10 alla Primavera di Galloppa

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Il pagellone del mese di maggio

0 al balletto degli orari per la penultima giornata

Senza stare a scomodare le differenze tra il calcio e il tennis, la figura fatta da chi ha compilato i calendari è francamente incommentabile. Ed a rimetterci, come sempre, sono stati i tifosi, impossibilitati fino all'ultimo a organizzare le trasferte. Da non ripetere. Mai più.

1 alla stizza di Spalletti e al gesto contro Gud.

Va bene che ti rosica buttare la qualificazione in Champions contro un avversario che non si giocava nulla, ma che sperava, Lucianone? I viola mica potevano scansarsi. Del tutto ingiustificabile, quindi, il gesto da "bulletto" nei confronti dell'islandese a fine gara. E le dichiarazioni in sala stampa non hanno certo migliorato la sua posizione.

2 alla tempistica del benservito a Vanoli.

Un "arrivederci e grazie" lo meritava sicuramente prima del giorno in cui gli scadeva la clausola. E' vero, gli esteti per il suo gioco hanno goduto poco e magari era giusto ripartire dal cambio tecnico dopo un'annata del genere: bastava però dirglielo prima. Anche perché potesse davvero guardarsi attorno e ritrovare subito una panchina come merita.

3 al like di Dodo' alla Roma.

Il brasiliano vuole andare da Gasperini, d'accordo. Ma che bisogno c'era di quel "mi piace" alla sala mensa di Trigoria? L'ennesima testimonianza di come se davvero sara' riorganizzata anche la parte della "comunicazione", in Fiorentina serva pure una figura che controlli il rapporto dei giocatori con i social network.

4 alla voglia di "repulisti" totale

Cadere nella tentazione del "via tutti" sarebbe facile dopo lo "scempio" (cit. Fiesole) di quest'anno, ma forse il vero capolavoro Paratici dovrà farlo individuando da chi ripartire. Possibile che sia davvero tutto da buttare? O magari Kean può tornare cecchino infallibile e Gosens - che è innamorato di Firenze - di nuovo padrone della fascia?

5 alla lontananza di Jospeh Commisso

E' atteso a Firenze per il centenario, quando però sarà passato troppo tempo dalla visita nei giorni in cui la città piangeva la scomparsa del padre Rocco. C'è molta attesa per il vertice con i dirigenti a New York in programma la prossima settimana, ma continuiamo a credere che la presenza del presidente sul campo sarebbe un valore aggiunto

6 alla scelta di Grosso

Nessuno si aspettava certo Guardiola o Conte, ma dopo l'idea di internazionalizzazione fatta balenare dal nuovo ds nel giorno del suo insediamento, magari il Glasner di turno, si'. Ammesso che fosse la prima, la scelta Grosso invece inevitabilmente non mette tutti d'accordo come subito fatto presente dall'Accvc. La sufficienza è politica, di stima, a un allenatore emergente ma non troppo giovane e che prima dell'ottimo lavoro al Sassuolo, giunta un paio di esoneri li ha per giunta già vissuti. In bocca al lupo, ne avrà bisogno.

7 alle contestazioni post-Genoa e Atalanta.

Premessa: senza la maturità dei tifosi che hanno optato per il blocco unico con la squadra nel momento più critico, forse la salvezza non sarebbe arrivata. Era nelle cose, invece, che a traguardo raggiunto, tornasse il malcontento. Per qualcuno la protesta della curva è stata sin troppo soft, chi scrive invece è certo che, pur senza eccessi, il messaggio sia arrivato forte e chiaro.

8 al Catanzaro e Aquilani.

I calabresi avrebbero meritato la A ma i sostenitori giallorossi possono comunque andare fieri e il gemellaggio con quelli viola si rafforza. Lo splendido lavoro fatto dall'ex Principino, invece, ha fatto emergere anche qualche rimpianto per non aver puntato su di lui dopo l'esperienza in Primavera gigliata, anche se in quel momento forse non era ancora pronto per la serie A. Ma se ora andasse davvero al Sassuolo sarebbe una sorta di chiusura del cerchio delle panchine.

9 alla perla di Mandragora allo Stadium.

Il sinistro a giro dal limite che s'incastona nel sette e' diventato un marchio di fabbrica di Rolly: farlo ripetutamente in faccia alla Juve però non ha prezzo. Considerato anche quanto si è sbattuto nei momenti più complicati mettendoci sempre la faccia, forse è davvero uno (dei pochi) da cui ripartire.

10 a Galloppa e alla Primavera.

Uno scudetto e' uno scudetto a qualsiasi livello. Se vinto con una squadra quasi interamente autoctona come ha fatto la Fiorentina, assume un valore persino maggiore. Il tecnico, poi, ha l'aria del Predestinato: magari dopo quella di Mainz gli poteva essere concessa un'altra chance in Prima squadra, ma alla fine è meglio che si sia dedicato a far crescere gioiellini come Balbo, Puzzoli e Braschi.