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Fiorentina, ti salvo e poi? Il “metro” Iachini per orientare la decisione su Vanoli
"Errare humanum est, perseverare autem diabolicum". Questa dovrebbe essere la frase simbolo di ogni società che si rispetti, per la Fiorentina ancor di più. La stagione viola sta volgendo al termine (possibilmente il prima possibile) e, con ogni probabilità, Paolo Vanoli avrà portato la nave in porto, salvando una situazione che sembrava ormai irrecuperabile. A lui e al suo staff vanno fatti soltanto i complimenti per il lavoro svolto: prendere la Fiorentina a soli quattro punti a novembre e portarla a più otto dalla zona retrocessione significa aver fatto un ottimo lavoro. Detto ciò, non è la prima volta che a Firenze si assiste a uno scenario simile con prospettive in tutto analoghe.
Torniamo ad un passato non troppo lontano, per la precisione alla stagione 2019/2020 e poi 2020/21. La prima Fiorentina di Commisso con un entusiasmo super iniziò la stagione con Montella in panchina e vari elementi di spessore in rosa: Chiesa, Ribery, Castrovilli, Vlahovic etc... Un inizio di stagione non entusiasmante portò all'esonero di Montella dalla panchina viola. Subentrò proprio Beppe Iachini al suo posto, e concluse l'annata in crescendo, portando la squadra viola a un decimo posto tutt'altro che scontato per come si erano messe le cose. L'anno dopo fu quindi riconfermato, per poi essere esonerato per Prandelli a causa di risultati insufficienti, per poi fare a cambio un'altra volta dopo le dimissioni del collega... Una gestione confusa, fatta di decisioni poco coerenti e cambi di rotta continui, che finirono per togliere stabilità a una squadra già fragile di suo. Quella stagione lasciò in eredità una sensazione chiara: la Fiorentina aveva tamponato l’emergenza, ma senza mai davvero costruire qualcosa su cui ripartire, missione avviata successivamente con Italiano.
Una manciata di anni dopo, ecco un nuovo bivio. L’arrivo di Fabio Paratici segna l’inizio di una nuova fase: sarà il suo primo vero mercato, la prima occasione per mettere mano in maniera totale alla costruzione della rosa e, soprattutto, alla direzione tecnica del club. Non si tratta solo di scegliere un allenatore, ma di dare un’identità chiara alla squadra. Programmare, costruire, avere una visione che vada oltre l’emergenza. L'imperativo dovrebbe essere quello di fare di tutto per evitare di trovarsi in un circolo vizioso che la Fiorentina conosce fin troppo bene.
La tentazione di dare continuità a chi ha risollevato la stagione è forte, quasi naturale per come abbiamo imparato a conoscere la famiglia Commisso e la sua gestione delle risorse. Ma il calcio, e soprattutto la storia recente viola, insegna che non sempre la scelta più semplice è quella giusta. Paolo Vanoli ha fatto il suo, e lo ha fatto bene. Ma a prescindere da questo il giudizio deve restare lucido, senza farsi trascinare dall’emotività del momento. Salvare una stagione non equivale automaticamente a costruire un ciclo vincente. Chiudere un capitolo nel momento giusto per aprirne uno nuovo, con idee diverse, ambizioni diverse e una struttura finalmente solida, richiede coraggio e voglia di non accontentarsi. La valutazione non spetta a noi, spetta a Paratici e all'unico superstite, ahinoi, delle stagioni dal 2019 al 2021: Alessandro Ferrari. E allora: Vanoli mostra di avere da offrire qualcosa di più di quel che aveva Iachini? Avanti con lui, ma l'asticella deve alzarsi in maniera notevole. In caso contrario, perseverare anche a fronte di un precedente così fresco sarebbe, tornando all'incipit, diabolico.
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