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Grosso il nome di Paratici? Come cambierebbe la Fiorentina col 4-3-3 “senza freni”

Vittorio CollicelliRedattore 
Il tecnico del Sassuolo piace a Paratici e Goretti. La sua filosofia: “Senza freni” ma con equilibrio.

Secondo quanto riportato da Sportitalia, tra i nomi seguiti con attenzione da Fabio Paratici e Roberto Goretti per la panchina c’è anche Fabio Grosso, oggi alla guida del Sassuolo. Un profilo che sta facendo bene, al punto da attirare l’interesse anche del Bologna, che a fine stagione potrebbe separarsi da Vincenzo Italiano.

Un nome che non scalda forse l’immaginario come altri più altisonanti, ma che racconta una precisa idea di calcio e soprattutto una progettualità coerente.

La carriera: gavetta, promozioni e crescita costante

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Dopo l’esperienza nel settore giovanile della Juventus, Grosso ha costruito il proprio percorso tra Bari, Verona, Brescia e soprattutto Frosinone, dove ha conquistato una promozione in Serie A mostrando organizzazione, equilibrio e valorizzazione dei giovani. Al Lione non è andata nel migliore dei modi, anche per via della sassaiola che quasi gli è costata un occhio a Marsiglia e del periodo di crisi dell'OL, quindi il ritorno in Italia.

Al Sassuolo ha proseguito su questa linea: squadra riconoscibile, principi chiari e una proposta di gioco che unisce costruzione dal basso e verticalità. Non un integralista, ma un allenatore con un’identità definita.

Alla base del calcio di Grosso c’è prima di tutto un concetto mentale. In più occasioni ha spiegato quale sia la sua richiesta ai giocatori:“Mi piace che i ragazzi scendano in campo senza freni, con il desiderio di toccare i propri limiti e alzare l’asticella.”

Una frase che racconta bene il suo approccio: squadra propositiva, ambiziosa, mai timida. Il coraggio come condizione necessaria per crescere.

Allo stesso tempo, però, Grosso rifugge dalle gabbie tattiche troppo rigide. Pur lavorando su un 4-3-3 di riferimento, non ama un calcio eccessivamente codificato:“Un gioco eccessivamente codificato può bloccarti se ti viene in mente una cosa diversa e magari più funzionale.”

Principi chiari, dunque, ma libertà interpretativa. Organizzazione sì, ma senza soffocare talento e iniziativa individuale. È un equilibrio sottile tra struttura e creatività, tra disciplina e intuizione.

Come gioca: 4-3-3, ampiezza e pressione organizzata

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Il modulo di partenza è il 4-3-3, con esterni offensivi larghi pronti a puntare l’uomo e terzini chiamati a garantire spinta costante. Le mezzali hanno compiti dinamici: inserimenti senza palla, copertura preventiva e partecipazione alla pressione alta.

La sua squadra cerca ampiezza per allungare le difese avversarie, ma non rinuncia alla verticalità. Dopo la perdita del pallone, la riaggressione è immediata: recupero alto e attacco rapido degli spazi. In fase difensiva, invece, compattezza e linee corte per non concedere transizioni pulite agli avversari.

Perché può essere un nome credibile

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Il profilo di Grosso unisce sostenibilità e prospettiva. È un tecnico abituato a lavorare con giovani e a valorizzare il materiale a disposizione, senza pretendere rivoluzioni strutturali. In una piazza esigente ma desiderosa di continuità progettuale, rappresenterebbe una scelta di costruzione più che di rottura.

Inoltre, la sua idea di calcio offensivo ma meno esasperato sul piano del possesso potrebbe portare maggiore equilibrio complessivo, soprattutto nelle partite in cui serve gestione più che frenesia.

Come giocherebbe la “sua” Fiorentina

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Immaginando una Fiorentina targata Grosso, si può pensare a un 4-3-3 fluido, con esterni capaci di accentrarsi e liberare corsie per i terzini, un regista chiamato a dare ritmo senza rallentare la manovra e mezzali pronte ad attaccare l’area.

La squadra cercherebbe pressione organizzata e transizioni rapide, ma con maggiore attenzione alla fase difensiva preventiva. Meno ossessione per il possesso fine a sé stesso e più concretezza negli ultimi trenta metri.

Non una rivoluzione totale, ma un’evoluzione dell’identità recente: principi di gioco propositivo, ma con una gestione più equilibrata dei momenti della partita.

E forse, proprio in questo equilibrio tra ambizione e struttura, sta il motivo per cui il nome di Fabio Grosso oggi viene seguito con attenzione.