1 settembre 2024, Robin Gosens segna all'esordio in maglia viola contro il Monza. Un gol di testa, pesante e di carattere, l'incipit di una grande stagione del tedesco. Dopo anni difficili tra Milano e Berlino, a Firenze Gosens è diventato un leader fin da subito. Lo spessore umano del ragazzo va ben oltre il terreno di gioco, è il barometro umano della viola di Palladino. 8 gol e 9 assist, numeri da trequartista per l'esterno tedesco. Ora però, come recitava Jack Nicholson, 'Qualcosa è cambiat'. Gosens sembra essere l'ombra di sè stesso, chissà se la maschera che dovrà indossare potrà farlo tornare sui suoi livelli.

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Dentro il calo di Gosens, tra numeri e ko: serve la maschera per tornare Robin?
Il calo
—Ai tempi dell'Atalanta Gasperini ha fatto scoprire all'Europa intera un giocatore dominante fisicamente. Una forza impressionante nelle gambe, unita ad un'abilità quasi unica nei duelli. A Firenze è arrivato un giocatore con qualche acciacco in più, ma ancora decisivo. Palladino ha sfruttato alla perfezione i suoi tempi di inserimento in area, e la sua capacità di dominare sui terzini avversari negli ultimi metri. Con l'inizio della nuova stagione i numeri sono calati drasticamente. Pioli voleva una Fiorentina più tecnica, con le richieste per Gosens che sono cambiate. Meno spinta, meno incursoni, meno gol. Poi ci si è messo di mezzo l'infortunio, che ha tenuto fuori l'ex Union per diverse settimane. Qui potete vedere l'analisi dei suoi numeri, riportata da Sofascore.
I numeri
—Nel frattempo è arrivato Vanoli, e la difesa a 4. Uno schieramento che da sempre penalizza Gosens, abituato a volare sulla fascia, protetto da una difesa a 3. Il calo dei numeri è chiaro, sia per i gol e gli assist, sia per i cross. Un altro dato preoccupante è quello sui duelli vinti, fondamentale dove Gosens eccelleva. Il numero 21 spinge meno, deve lavorare soprattuto sulla fase difensiva, e le combinazioni in "catena" con Solomon si vedono poco. Spesso è ancora pericoloso di testa, soprattutto sui piazzati, ma la sua influenza sul gioco è drasticamente diminuita. Lo scorso anno era stato il Robin perfetto, di fianco a Kean e De Gea, il secondo violino di lusso, spesso decisivo. Vanoli ha bisogno della sua leadership, anche se in campo è Parisi a farsi preferire. Serve la maschera per rivedere il vero Robin?
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