I lettori più assidui di Violanews mi conoscono. Dal Libano, nonostante la guerra e le situazioni molto difficili che abbiamo vissuto, ho accompagnato l’epopea della salvezza viola con i racconti del Giglio e dei suoi amici gatti portafortuna, che scrivevo prima di ogni partita. E, l’idea di iniziare a scrivere quella storia è arrivata nel momento più buio della stagione, e dell’anno, il 20 dicembre 2025, quando la Fiorentina era ultimissima in classifica con 6 punti e zero vittorie. A quel momento la Serie B era a un passo, e ci voleva una congiunzione astrale quasi miracolosa per salvarsi e per vincere la prima partita, perché la squadra ne sembrava interamente incapace. E, guarda caso, la prima vittoria arrivò alcune ore dopo il primo racconto su Amaranto, il gatto fenicio che tifa viola, con l’espulsione del portiere dell’Udinese che permise alla squadra di giocare in 11 contro 10, ritrovando un po’ di fiducia e rompendo il ghiaccio, questo silenzio quasi eterno che faceva sembrare i giocatori fantasmi. Da quel momento la lunga risalita iniziò, senza mai ritrovare l’entusiasmo, perché la lotta per il quindicesimo posto non può certo esaltare i tifosi viola.

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Dalla guerra vissuta in Libano, alla scelta di Fabio Grosso
E adesso, con l’ufficialità di Fabio Grosso come il prossimo allenatore della Fiorentina, è un nuovo capitolo della nostra storia centenaria che si apre, sperando che porti più soddisfazioni ai tifosi viola. Onestamente, alcuni mesi fa il nome di Fabio Grosso non mi entusiasmava, e preferivo tenere Vanoli. Tuttavia, dopo le ultime partite scialbe (facendo eccezione della vittoria contro la Juventus, probabilmente il momento più “alto” della stagione), mi sono convinto che ci voleva un cambiamento. E l’idea che Paratici e Grosso lavorino in sintonia mi stuzzica.
E, vorrei raccontarvi un aneddoto. Nel 2006, avevo 15 anni. Essendo cresciuto in Libano, un paese con poche infrastrutture legate al calcio, dove i bambini spesso giocano a palla per strada, sull’asfalto, o sulla terra, le mie conoscenze calcistiche erano limitate. All’epoca in televisione si potevano vedere quasi solo le partite della nazionale. Quindi guardai i Mondiali, facendo il tifo per l’Italia. Mi ricordo ancora quel gol di Grosso contro la Germania, e la finale vinta ai rigori contro la Francia, e i miei balzi di gioia. E questi bei ricordi sono annebbiati dall’orrore che iniziò solo alcuni giorni dopo: la guerra del 2006, la mia prima esperienza diretta con la violenza sproporzionata che gli esseri umani sono purtroppo in grado di usare, quando niente lo giustifica mai.
Ed è subito dopo il Mondiale del 2006 che scoprì la Fiorentina e iniziai a fare il tifo per la squadra viola, allora allenata da Prandelli. Sono di origine toscana, e subito, istintivamente, mi sono riconosciuto in questo stemma, in questi colori, sentendo in me l’anima fiorentina. L’idea di non essere primo, di non essere il più forte, di avere meno soldi, ma di lottare con tanto orgoglio e determinazione per ribaltare i pronostici mi affascinava. Ed è leggendo Violanews e gli altri giornali dedicati alla Fiorentina che ho poco a poco scoperto la storia viola.
Quest’anno, o in realtà dal 2023, c’è un conflitto orribile che affligge il mio paese e la regione intera: io sono un pacifista, e credo fermamente in una pace globale, tra tutti i popoli. Per costruire un futuro migliore e sostenibile, la prima condizione è la pace. Quindi è un'ironia del destino che è proprio Fabio Grosso che arriva ad allenare la Fiorentina, lui che mi aveva dato molta gioia alcuni giorni prima di uno dei più grandi shock della mia vita: all’epoca credevo che le guerre esistevano soltanto nei libri di storia a scuola, che erano una cosa del passato. La mia speranza è quindi che il cerchio si chiuda, che la guerra finisca una volta per tutte qui, e che la pace sia firmata, e che la Fiorentina torni a vincere e a dare emozioni forti ai suoi tifosi. Chissà se Fabio Grosso sarà capace di riportare una gioia che da un quarto di secolo Firenze non conosce, e che io in quanto a tifoso della Fiorentina, non ho mai conosciuto.
Nota sull'autore:
Erik Vincenti Zakhia, è uno scrittore, poeta, ingegnere, esperto di permacultura e attivista per la pace, oltre che un tifoso della Fiorentina. Ha 35 anni, ed abita Amchit, in Libano, con la sua famiglia (tutti tifosi viola). E’ titolare di un master in ingegneria nello sviluppo sostenibile dall’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne, e parla quattro lingue. Potete seguire il suo lavoro su Linkedin https://www.linkedin.com/in/erik-zakhia/ e su Instagram https://www.instagram.com/arbarodeespero/
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