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CR7 limitato e più numeri di Gvardiol e Modric: Pongracic out, ma che Mondiale

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"Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce": c'è chi giudica "l'errore", chi il risultato totale. Come Pongracic si è imposto al Mondiale
Matteo Torniai Redattore 

Novanta minuti non bastano per giudicare un Mondiale, ma sono sufficienti per confermare una tendenza. Marin Pongracic esce sconfitto dalla sfida contro il Portogallo, che piega la Croazia soltanto nel recupero grazie al colpo di testa di Gonçalo Ramos, ma lo fa dopo aver disputato un’altra prestazione di spessore. Una gara che certifica quanto il centrale viola sia diventato uno dei punti di riferimento della nazionale di Zlatko Dalić e che, inevitabilmente, riporta la Fiorentina a interrogarsi sul suo futuro.

Pongracic davanti a tutti

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Perché se la stagione in viola aveva lasciato più di un dubbio, il percorso del difensore croato al Mondiale racconta una storia diversa. Dopo la panchina nella gara d’esordio contro l’Inghilterra, Pongracic ha conquistato il posto da titolare e non lo ha più lasciato, partendo dall’inizio contro Ghana, Panama e Portogallo. Una scelta tutt’altro che scontata in una nazionale che può contare su una tradizione difensiva di altissimo livello. Dalić lo ha preferito, partita dopo partita, a profili di caratura internazionale come Josko Gvardiol, su cui il Manchester City ha investito circo 100 milioni, il talento classe 2007 Luka Vuskovic, di proprietà del Tottenham e dal prezzo di almeno 50 milioni, e Duje Caleta-Car, di proprietà del Lione. Un segnale forte, che certifica la fiducia del commissario tecnico nelle qualità del centrale della Fiorentina.

Contro il Portogallo, al di là dell’epilogo beffardo, Pongracic è stato ancora una volta tra i protagonisti. La Croazia non si è limitata a difendere il risultato, ma ha cercato costantemente di uscire dal pressing portoghese con personalità, costruendo dal basso e verticalizzando appena se ne presentava l’occasione. In questo contesto il centrale viola è stato uno degli interpreti principali. I suoi 65 tocchi, l’83% di precisione nei passaggi e i sette recuperi raccontano solo una parte della partita disputata. Ancora più significativa è stata la sua capacità di accompagnare l’azione: oltre 350 metri di conduzione complessiva del pallone, più di 120 metri percorsi in progressione e quel lancio perfetto per Vlasic, poi vanificato da una posizione di fuorigioco, rappresentano perfettamente il tipo di difensore che Dalić chiede alla sua squadra.

Anche nella fase di non possesso la prestazione è stata di alto livello. Un contrasto vinto su uno tentato, un intercetto, due conclusioni respinte, un salvataggio e nessun dribbling subito. Numeri che spiegano come la Croazia sia riuscita a limitare per lunghi tratti uno degli attacchi più forti del torneo. Emblematico il dato relativo a Cristiano Ronaldo, praticamente mai pericoloso nell’azione manovrata e capace di incidere soltanto dal dischetto.

Pongracic

"Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce"

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C’è inevitabilmente chi individuerà nel gol decisivo di Gonçalo Ramos una responsabilità del difensore viola. È un episodio che può certamente essere analizzato, ma che difficilmente può cancellare una prestazione complessiva di altissimo livello. Il cross di Leao è teso e preciso, mentre Ramos attacca il tempo con movimenti da centravanti puro, trovando un colpo di testa praticamente imparabile. Cercare esclusivamente quell’episodio significherebbe perdere di vista i novanta minuti precedenti.

Più di Modric e Kovacic per passaggi nel torneo

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Del resto il Mondiale di Pongracic non si limita alla sfida contro il Portogallo. Contro il Ghana ha chiuso con un impressionante 96% di precisione nei passaggi, sette salvataggi difensivi e appena quattro palloni persi in tutta la gara.

Contro Panama ha toccato addirittura 91 palloni, completando l’87% dei passaggi e mettendo insieme undici salvataggi difensivi, confermando una continuità di rendimento che raramente aveva mostrato durante la stagione in viola.

Non è un caso se, considerando l’intero torneo, il difensore della Fiorentina guida la Croazia per passaggi riusciti a partita (60,7 con una precisione media dell’89%), per salvataggi difensivi (6,3 a gara) e per lanci lunghi completati (2,7), risultando inoltre il migliore tra i difensori croati anche nei contrasti vinti.

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Croazia vs Fiorentina: come e in cosa cambia Pongracic

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Ed è proprio confrontando questi numeri con quelli fatti registrare in Serie A che emerge la riflessione più interessante. Con la Fiorentina Pongracic aveva mantenuto una qualità di palleggio molto elevata, chiudendo il campionato con il 92% di precisione nei passaggi e 65,3 tocchi di media, dati praticamente identici a quelli visti con la Croazia. Cambia invece il modo in cui queste qualità vengono sfruttate. In nazionale è chiamato continuamente a rompere le linee palla al piede, ad avanzare, a cercare la verticalizzazione e ad assumersi responsabilità nella costruzione. Non sorprende allora vedere aumentare anche i numeri difensivi, con una media di 6,3 salvataggi contro i 3,7 registrati in Serie A e 1,7 contrasti vinti a partita rispetto agli 0,9 della stagione in viola.

La sensazione è che il Mondiale non abbia cambiato Pongracic, ma abbia semplicemente riportato in primo piano qualità che a Firenze si erano viste solo a sprazzi. Aggressività nelle letture, conduzione palla, capacità di rompere la pressione e leadership sono caratteristiche che appartengono al suo bagaglio tecnico e che, inserite nel contesto giusto, possono fare la differenza.

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Maturità calcistica e futuro: il croato è al bivio

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Ecco perché la Fiorentina si trova oggi davanti a una scelta importante. Il centrale croato è legato al club fino al 2029, percepisce uno stipendio importante e rappresentò, nell’estate del 2024, un investimento da circa 15 milioni di euro, cifra che allora lo rese il difensore più costoso della storia viola, prima dell’arrivo di Viery. A quasi ventinove anni entra nella piena maturità calcistica e il Mondiale potrebbe aumentarne ulteriormente il valore di mercato.

Le strade sono sostanzialmente due. Da una parte sfruttare il momento positivo e l’attenzione internazionale per monetizzare, limitando il rischio di una futura svalutazione. Dall’altra fare di Pongracic uno dei pilastri della nuova Fiorentina di Fabio Grosso. È quest’ultima, almeno oggi, l’ipotesi che appare più credibile. Senza impegni europei e dopo il pesante investimento già sostenuto per rinforzare il reparto, difficilmente il club rivoluzionerà completamente la difesa. Molto più probabile che il tecnico costruisca il nuovo pacchetto arretrato proprio attorno a un giocatore che, con la maglia della Croazia, ha dimostrato ancora una volta di poter essere un difensore di livello internazionale.

Per la Fiorentina, forse, il vero Pongracic è ancora tutto da scoprire.