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Commisso rivendica e rilancia, ma occhio: si pensava in grande anche un anno fa
Alle prime luci dell'alba italiana, mentre a New York erano le prime ore della notte, la Fiorentina ha pubblicato il messaggio di fine stagione del presidente Giuseppe Commisso: chiaramente avremmo preferito una conferenza stampa, ma questo passa il convento e quindi di buona lena ce lo siamo ascoltato, riascoltato, ne abbiamo estratto un paio di card per i social e lo abbiamo sintetizzato in un reel da 3 minuti che potete trovare qui sotto.
Se però non avete a disposizione nemmeno quei 3 minuti, ci pensiamo noi a fornirvi un'esegesi, crediamo abbastanza accurata, di quel che ha detto Commisso, lasciando da parte (ma sottolineando) le doverose felicitazioni alla Primavera campione d'Italia, all'Under 18 che ha trionfato nel Viareggio, il ringraziamento ai tifosi per la pazienza, le solite considerazioni sul tema stadio e un bel ricordo di Rocco. Il succo del discorso, secondo noi, è un altro ed è importante.
Commisso chiarisce una cosa che non è scontata: la decisione di affidare la direzione sportiva a Fabio Paratici non è, ci dice, qualcosa che ha avallato in ultima istanza, ma un suo preciso input dato nell'ora più buia, raccogliendo le redini della società prima ancora che gli venissero formalmente consegnate:
Nel momento più difficile della stagione, ho creduto che la Fiorentina avesse bisogno di un cambiamento importante e necessario nella sua organizzazione sportiva: non un piccolo aggiustamento, ma un vero passo avanti per darci la migliore possibilità di uscire dalla minaccia della retrocessione e iniziare a ricostruire con maggiore forza. Durante quelle settimane difficili, mentre la salute di mio padre peggiorava e la pressione sul club era al massimo, sono stato il primo a chiedere che alla Fiorentina arrivasse un direttore sportivo di altissimo livello. È stata una decisione presa in un momento di grande dolore personale e di grande difficoltà sportiva, ma è stata la decisione giusta per il club. Sono contento che abbiamo avuto il coraggio di fare quel cambiamento quando la Fiorentina ne aveva più bisogno.
Il presidente sottolinea il lavoro di Ferrari fuori e Vanoli dentro al campo, ma con questa rivendicazione si mette in prima linea agli occhi dei tifosi. Come padre della svolta che ha salvato la Fiorentina dalla "minaccia retrocessione", sì, ma anche come volto della promessa di rialzarsi per "sognare all'altezza di Firenze e lavorare all'altezza di quei sogni". Qualcosa che Rocco, per quanto ci abbia provato, non è riuscito a realizzare nel tempo che ha avuto a disposizione.
Credete nella Fiorentina. Credete nel lavoro. Credete nei giovani che stanno crescendo con questi colori. Credete nelle fondamenta che stiamo costruendo. Credete che il dolore possa diventare forza, che l’unità possa diventare progresso e che Firenze possa sempre dare bellezza e significato a questi colori.
Infine, il motto: "Non penseremo in piccolo". "We will not think small". Arrivati a questo punto, il rischio di non fare promesse è quello di essere accusato di vivacchiare, mentre fissare un obiettivo espone allo scenario del fallimento. Con queste parole Commisso non promette certo la luna, in fin dei conti: che chi vi scrive queste righe possa essere fulminato se la stagione 2025/26 è stata concepita pensando in piccolo, con un mercato da oltre 90 milioni e l'obiettivo Champions sbandierato ai quattro venti. Si è visto com'è andata (male) e come poteva andare (anche peggio). Quindi non è importante quanto in grande si pensi - ed è chiaro a tutti ormai che la famiglia Commisso è tra le più ambiziose sulla faccia della Terra - ma quanto in grande si agisca, o si arrivi ad agire. La prima mossa, la chiamata di Paratici, se è vero che è esclusivamente farina del sacco di Giuseppe, è un punto a favore del presente sul passato, mentre sullo stadio sono arrivati passi avanti. Seguiamo con attenzione i prossimi sviluppi, a partire dal mercato con tutte le sue difficoltà. In bocca al lupo, presidente, per la prima vera stagione alla guida della Fiorentina.
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