Ci sono giocatori che lasciano numeri. E poi ce ne sono altri che lasciano vuoti. Danilo Cataldi appartiene senza dubbio alla seconda categoria.Lunedì sera tornerà allo stadio Artemio Franchi da avversario, con la maglia della Lazio addosso e un passato recente in viola che oggi, forse più che mai, pesa come un rimpianto.

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Cataldi, il ritorno che pesa: Firenze ritrova l’uomo che non ha saputo trattenere
Il rimpianto che cresce a Firenze
—Perché Cataldi a Firenze non è stato soltanto un centrocampista da 3 gol in 34 presenze. È stato equilibrio, ordine, letture. Un riferimento silenzioso ma costante in mezzo al campo. Uno di quei giocatori che non fanno rumore, ma che quando mancano si sentono eccome.
E la Fiorentina di questa stagione lo sta dimostrando. In mezzo al campo, tra discontinuità e mancanza di certezze, emerge con sempre maggiore evidenza proprio l’assenza di un profilo come il suo: affidabile, esperto, capace di dare tempi e struttura alla squadra. Cataldi non era il giocatore delle copertine, ma era quello che permetteva agli altri di esserlo.
Sempre dentro la partita, sempre nel posto giusto. La sua presenza si percepiva anche senza numeri eclatanti. Ed è forse proprio questo che oggi rende più difficile accettare la scelta di non puntare su di lui. Un errore che, col passare dei mesi, appare sempre più evidente.
Un legame mai spezzato con la Lazio
—A rendere tutto ancora più significativo è il legame mai spezzato con la Lazio. Il suo agente Giuseppe Riso ha raccontato un retroscena emblematico:“Quando abbiamo chiuso la trattativa con la Fiorentina, era distrutto. Il sangue che gli scorre nelle vene è biancoceleste”.
Un amore che si riflette anche nel rendimento. Perché il ritorno alla Lazio lo ha riportato nel contesto ideale. Con Maurizio Sarri, Cataldi forma una coppia che funziona e che aveva già dato il meglio nella stagione 2022/23, la migliore della sua carriera.
Nel sistema del tecnico toscano, il centrocampista riesce a esprimere al massimo le sue qualità: gestione dei tempi, equilibrio e leadership. Già nei primi mesi dal suo rientro in biancoceleste aveva riconquistato il posto da titolare, ritrovando continuità e diventando ancora una volta un punto fermo.
E anche oggi, in una stagione complicata per la Lazio, resta uno degli uomini più affidabili. Non tanto per i numeri — comunque positivi — quanto per la sua capacità di dare ordine alla squadra, di far funzionare il sistema.
Qualità che a Firenze si erano già viste chiaramente. E che oggi, nella Fiorentina, sembrano mancare terribilmente. Perché la sua leadership — in campo e fuori — non è mai stata davvero sostituita.
Il ritorno al Franchi
—Adesso il destino lo riporta al Franchi, da avversario e da protagonista. Con una Lazio che si affida ai suoi fedelissimi e una Fiorentina che, nel frattempo, ha imparato quanto sia difficile rimpiazzare un giocatore come lui.
Perché alcuni non fanno rumore quando ci sono. Ma quando non ci sono più, si sente tutto.
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