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L’ambizione non si misura sul monte ingaggi: il caso Napoli campione d’Italia

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Comprendiamo l'agitazione di questi giorni, ma non vogliamo cavalcarla in maniera cieca. Senza una panoramica a cose fatte, si può dare giudizi solo ammettendo che gli stessi sono parziali
Federico Targetti
Federico Targetti Caporedattore 

Non vogliamo giudicare prima del tempo: fa bene il dg della Fiorentina Ferrari a chiedere di emettere sentenze solo alla fine della sessione estiva di mercato, che chiude i battenti il 30 agosto e quindi tra più di un mese. Non ci esponiamo allora (al di là del dispiacere nel salutare un ragazzo sempre pacato e professionale che accompagnava le nostre giornate lavorative da sette anni) sull'imminente cessione di Milenkovic, senza peraltro sapere ancora con certezza chi sarà preso al suo posto (Pongracic? Le ultime). Di più: ci sentiamo anche di sottolineare come la scelta di abbassare il monte ingaggi non sia per forza in contraddizione con la parola d'ordine "ambizione" impostata il 4 giugno.

Liquidazione

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Milenkovic era il giocatore con lo stipendio più alto della rosa, alle sue spalle Nico Gonzalez che è un altro di quei giocatori sui quali si ha la sensazione che il famoso 1% al di fuori di "Resta al 99%" possa essere attivato. Un'eventuale cessione di Nico Gonzalez per 40 milioni abbondanti genererebbe altre ondate di commenti di tenore per lo più negativo, ma sarebbe perfettamente in linea con la volontà di abbassare il monte ingaggi che filtra da ancora prima della finale di Conference League disputata a fine maggio. E qui attenzione: si può essere in disaccordo con una scelta del genere, ma non si deve collegarla direttamente ad un impoverimento della resa della rosa (perdonate il gioco di parole) o ad un abbassamento degli obiettivi.


Esempio recentissimo

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Vi facciamo l'esempio del Napoli, una società che non è certo perfetta e che i mercati li sbaglia eccome (si veda la stagione 2023/24, l'ultima), ma che prima del 2022/23, l'annata dello Scudetto, ha visto il monte ingaggi crollare in picchiata: via Insigne, Mertens, Ghoulam, Ospina, Koulibaly e Fabian Ruiz, dentro Kim, Kvaratskhelia, Olivera, Raspadori, Simeone, Anguissa, giocatori meno "pesanti" ma più funzionali. Al lordo, il Napoli appena prima di cominciare la cavalcata del terzo Scudetto è passato da circa 100 milioni totali a circa 70. In estate tutti chiedevano la testa dei vertici societari. E abbiamo visto tutti quello che è successo. (continua sotto)

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Serve un mercato intelligente

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Non stiamo a tessere nuovamente le lodi di Atalanta prima e Bologna poi, dato che il primo a citare i nerazzurri è stato proprio Rocco Commisso nell'ormai lontano 2019. Quel che ci interessa è che no, l'abbassamento della spesa totale per i salari dei calciatori, attraverso la cessione di quelli più pagati e l'acquisto di altri che vengono a costare meno, non è da condannare a priori. Può trasformarsi in un'aggravante nel caso in cui il mercato venga sbagliato, ma non possiamo esserne certi il 17 luglio. Anzi, se per caso questa compravendita portasse grandi risultati nonostante l'abbassamento del monte ingaggi, come successo al Napoli, allora si parlerebbe pure di capolavoro.

Fateci vedere che cosa intendete

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Saremo pronti a far suonare le fanfare della critica, ma solo se il 31 agosto non saremo soddisfatti. E' un concetto che abbiamo ribadito anche nel lamentare l'arrivo di tanti giocatori negli anni dalla Juventus: si critica l'ammontare di soldi speso per il costo dei vari cartellini in relazione alle battaglie extra-campo condotte (anche) contro i bianconeri, ma non ancora il mercato in generale. Aspettiamo allora di avere veramente qualcosa in mano su cui misurare l'ambizione della Fiorentina. Tutto il resto è estremamente parziale.

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