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L'imbucata

Questo è il momento del silenzio, del rispetto e dei complimenti a Paolo Vanoli

Matteo Magrini
La Fiorentina adesso è diversa, più coraggiosa e aggressiva. Merito di Vanoli ma il trend deve continuare

Dolore e silenzio

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Verrà il tempo di bilanci e valutazioni. Verrà, forse, il tempo di rimpianti e recriminazioni. Verrà, quel tempo, e sarà giusto e corretto affrontarlo senza prevedere alcun tipo di sconto o ipocrisia. Del resto, se c'era un pregio nello stare al mondo e nell'affrontare la vita di Rocco Commisso, era esattamente quello: andava dritto al cuore e, soprattutto, lo faceva mettendoci la faccia. Potevi apprezzarlo o no, trovarti d'accordo o meno, ma se non altro (lui) fin quando ha potuto non si è mai nascosto dietro nessuno quando c'è stato da andare all'attacco. La voce era la sua. Il volto pure. Se ne ricordi chi oggi trova il tempo di commissionare ad altri dipendenti chiamate e/o telefonate lamentandosi per (mai dimostrate ne dimostrabili, va da sé) mancanze di rispetto o per un eccesso di critiche e chiedendo la penna (leggasi la “testa” per chi non volesse capire...) di questo o quel giornalista. Perché si. Nella Firenze e nella Fiorentina del 2026 accadono (ancora) robe così.

Verrà il tempo di una considerazione più ampia di quello che è stato Rocco Commisso per questo club e questa città e allora noi, come usava far lui, diremo la nostra senza nasconderci. Il tempo non è questo però, almeno per quanto mi riguarda. Per due motivi. Il primo: il dolore ha tempi che esigono il massimo rispetto e che chiedono, dal mio punto di vista, un educato silenzio. Il secondo: non è scritto da nessuna parre che l'era Commisso stia effettivamente arrivando a conclusione. Certo, non sarà più lui eventualmente a portarla avanti, ma la proprietà potrebbe comunque restare alla sua famiglia e allora sarebbe giusto sospendere qualsiasi tipo di giudizio in attesa di vedere/capire che cosa ha in mente la signora Catherine per i colori viola. Nel frattempo, a lei e ai figli, il più sentito e sincero degli abbracci.

Adesso parliamo di calcio

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Parliamo di calcio, allora, e rendiamo il giusto merito a Paolo Vanoli. Uno che per settimane ha lavorato in condizioni complicatissime, prendendosi la sua altrettanto meritata vagonata di critiche (in primis da chi scrive) e commettendo una lunga serie di errori (di comunicazione, di approccio e sottovalutazione della situazione in cui stava arrivando) ma che, pian piano, ha letteralmente trasformato la Fiorentina. L'ha ricostruita nel fisico., prima di tutto, e qua vale la pena raccontare un piccolo retroscena. “Tappati le orecchie, perché per te è agosto non è autunno”. Basta questa frase, ripetuta più volte da un dirigente viola al tecnico, per capire quali fossero le condizioni della Fiorentina. Dispiace (ri)dirlo insomma, ma Stefano Pioli (e il suo nuovo staff) hanno evidentemente sbagliato davvero tutto sul piano fisico/atletico. E poi ancora, è pian piano intervenuto sugli equilibri del gruppo. Certo, ci è voluto lo scempio/vergogna/indecenza (chiamatelo come volete) di Reggio Emilia per arrivarci ma è pur vero che mosse come cambiare capitano non son banali e ci sta, quindi, che il mister ci sia approdato per gradi e con cautela. Quando le gambe lo hanno reso possibile, invece, ha finalmente cambiato modulo mettendoci la (geniale) aggiunta di Parisi alto a destra.

Il marchio di Vanoli

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Infine, ma è l'aspetto determinante, è riuscito a infondere coraggio alla squadra. E' questa, la chiave. Coraggio, ambizione, qualità, aggressività, audacia. Oggi insomma la Fiorentina non è più la squadra impaurita e timorosa che si rintanava davanti alla propria area di rigore ma è un 11 che corre in avanti, che va a prendersi il pallone nella trequarti avversaria, che rischia. Una trasformazione, che ha il marchio di Paolo Vanoli e il volto di Nicolò Fagioli. Oggi è lui, la bella faccia dei viola. E basta guardarlo negli occhi per capire quanto profonda sia stata la metamorfosi. La speranza, adesso, è che il trend continui. Perché la salvezza è ancora di là da venire e perché basta poco, con questa classifica, per ricadere in buca.