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Paratici ha già scelto il nuovo allenatore: sapremo dopo venerdì. Via Kean e Gud
Vanoli sa che soltanto dopo l’ultima partita, venerdì contro l’Atalanta, conoscerà il suo destino. Molto probabilmente Paratici ha già deciso, l’attesa è soltanto strategica, ma anche ovvia: si aspetta solo la fine del campionato. Chi sarà allora il nuovo allenatore della Fiorentina?
Una traccia più forte delle altre non c’è. Paratici ha fatto valutazioni lunghe e profonde, come è giusto che sia, senza trascurare l’ipotesi Vanoli, con il quale ha avuto diversi colloqui. Come già raccontato, i due si sono confrontati per un’analisi della faticosa salvezza che alla fine è diventata un’impresa e su quello che l’allenatore ha in testa, cosa farebbe, per il futuro della Fiorentina. Ci sono stati incontri anche con il suo procuratore D’Amico, segno che la candidatura Vanoli è stata, e forse è ancora, in piedi. È vero però che, se l’idea fosse già maturata, se Vanoli fosse in odore di riconferma, la decisione sarebbe già stata annunciata nel giorno della salvezza matematica o in un’altra straordinaria occasione come quella di domenica pomeriggio dopo la vittoria sulla Juventus. Il tempo che passa potrebbe allontanare l’ipotesi riconferma, ma ormai è soltanto questione di pochi giorni. Il contratto scadrà definitivamente domenica 31 maggio, ma come detto è assai probabile che già dopo la gara con l’Atalanta, o al massimo sabato mattina, la Fiorentina dica qualcosa di ufficiale.
Paratici può sorprendere tutti, è abituato a lavorare sott’acqua. Se è vero che alcuni dei nomi sondati sono già noti, da Grosso a De Rossi per gli italiani, da Iraola a Glasner per gli stranieri, un nome non fatto potrebbe essere la soluzione finale. Successe anche alla Juve quando, dopo Sarri, scelse Pirlo, con dubbi risultati, ma allora fu un autentico contropiede. Se Vanoli non sarà riconfermato, continuo a pensare che Fabio Grosso possa essere in pole position per il calcio che propone, per la giovane età comunque combinata all’esperienza decennale, per avere già vinto e, cosa non banale, per la sua capacità di lavorare con i giovani.
Basta aspettare, con la consapevolezza che questa è la decisione più difficile da prendere. Oggi l’allenatore è figura centrale e, purtroppo, s’è visto ampiamente proprio quest’anno con quello che è successo con Pioli. L’allenatore non si può sbagliare. Fa benissimo Paratici a prendersi tutto il tempo, ad analizzare ogni piccolo particolare nella carriera e nel modo di lavorare di ciascuno dei nomi in rosa. Anche se, lo ripeto, per me ha già deciso e sta solo aspettando la tempistica giusta.
Tra l’altro, Paratici, proprio a Sky che più di tutti l’aveva accostato al Milan, ha finalmente detto chiaro e tondo che vuol rimanere a Firenze. Siamo contenti, deve soltanto lavorare in pace perché non sarà facile ricostruire la società Fiorentina. È da lì che si deve ripartire. Quello che è successo quest’anno è solo frutto della debolezza della società, mal organizzata e senza uomini di calcio al suo interno, come abbiamo sempre sottolineato. Solo da una società forte può nascere un progetto calcistico duraturo. L’aver preso casa a Firenze, affittata e non comprata (ma è un dettaglio), significa comunque la volontà di mettere radici. Una prima certezza dalla quale ripartire e, se Paratici resta deciso e convinto, vuol dire che quella carta bianca che pretendeva deve averla avuta.
Per ripartire, scelto l’allenatore, non è banale quello che è successo nelle ultime settimane. Sull’onda emotiva di una squadra e di una stagione da buttare, fino a qualche tempo fa avrei cacciato tutti, fatto piazza pulita. Siccome per ricostruire da zero servono tempi più lunghi e ci sono incognite, uno zoccolo duro forse s’è intravisto, ci può essere. La straordinaria prestazione con la Juventus ha fatto vedere un gruppo nel quale qualche valore tecnico e morale c’è. È cresciuto tantissimo Ndour, tanto per dirne uno. Sta diventando determinante come l’avevo visto tante volte nell’Under 21. Invece di Gudmundsson si potrà fare a meno, ma anche di Kean. Lo so che è forte, ma così serve a poco: va soltanto venduto bene per poi investire quelle risorse.
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