00:56 min
VIOLA NEWS esclusive gli opinionisti Paratici e una rivoluzione da fare un passo alla volta… ma senza intralci

esclusive

Paratici e una rivoluzione da fare un passo alla volta… ma senza intralci

Matteo Magrini
Paratici ci metterebbe meno di 30'' a salutare qualora non sentisse di poter incidere, visto che fuori dal suo ufficio c'è la coda...

Meno quattro. Soltanto altre quattro partite, e questa maledettissima e tristissima stagione potrà andare in archivio. Ormai va così, e ripeto quanto già detto e ridetto da quando è parso chiaro (per fortuna) che la Fiorentina sarebbe arrivata al traguardo non particolarmente sana, ma salva: inutile star qua a far tanti discorsi su gioco, prestazioni, filosofie e spettacolo. Tutta roba che non abita a Firenze e che sarebbe sbagliato pretendere visto il baratro in cui i viola si erano ritrovati. Giusto insomma prendersi la salvezza, apprezzare il buono fatto da Vanoli e mettersi comodi in attesa che qualcuno, dagli USA, ci faccia sapere che cosa vuol fare di questa società. A proposito. La novità riguardo il Franchi, ovvero la volontà del club messa (finalmente) nero su bianco di partecipare alla realizzazione del secondo blocco di lavori è, forse, un primo ma importante segnale. Si vedrà.

Niente ingerenze

—  

Di certo c'è che alle porte c'è un'estate di grandi cambiamenti nella quale tutti gli occhi e tutte le attenzioni saranno rivolti a Fabio Paratici. Giusto così, a patto che il direttore sportivo possa sul serio decidere in piena autonomia e senza dover scendere a compromessi con nessuno. In caso contrario, non si illuda chi semmai volesse metter bocca su questioni (tecniche) che non lo riguardano e per le quali non ha le necessarie competenze, saremo pronti a farlo presente. Lo dico così, in maniera preventiva, perché non vorrei mai che l'aver portato un grande uomo di calcio non fosse stata altro che una mossa (furba) per mettersi al riparo e lasciare che la faccia al vento sia quella di qualcun altro. La garanzia, da questo punto di vista, è in Paratici stesso. Nessun dubbio infatti, che ci metterebbe meno di 30 secondi a salutar la compagnia qualora non sentisse di poter incidere visto che fuori dal suo ufficio (Roma, ma non solo) c'è la coda...

Paratici si "contiene"

—  

Nel frattempo, l'ex dirigente della Juve, “combatte” contro se stesso e la propria indole. Chi lo conosce infatti, assicura che fosse per il suo modo di fare stravolgerebbe tutto nel minor tempo possibile. Farebbe tutto e subito insomma, ma essendosi reso conto della portata della rivoluzione necessaria per fare della Fiorentina un club strutturato come si deve sta provando a “contenersi”. Della serie: un passo alla volta. E' questa, quindi, la filosofia che ne guida le operazioni: muoversi con fermezza e determinazione, con idee (molto) chiare ma senza correre troppo perché il rischio di sbagliare, quando le cose da fare son così tante, è elevatissimo. Paratici lo sa, agirà di conseguenza, e non a caso ha preteso un contratto lungo. Lo diceva Lao Tze: “Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio. Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra. Un lungo viaggio di mille miglia si comincia col muovere un piede”.

È già tutto fatto sull'allenatore?

—  

Avanti con calma quindi, e il primo tassello sarà ovviamente la scelta dell'allenatore. Detto e sottolineato di come Vanoli abbia compiuto la missione per cui è stato chiamato (e ribadito però come il cambio di passo sia coinciso con la venuta dello stesso Paratici) ribadisco che dal mio punto di vista non si può non cambiare. Si parla tantissimo di Grosso, ed è sicuramente in prima fila, ma non penso che sia già tutto fatto. Anzi. Nessuno mi toglie dalla mente che il diesse stia provando a portare al Viola Park un tecnico di primissimo piano (Iraola?) così come per la prima volta forse qualche chance la mantiene anche Sarri. Si vedrà. L'importante è che la scelta la faccia il direttore sportivo e che dal prossimo anno la Fiorentina torni ad essere una squadra per la quale non si vede l'ora di andare allo stadio e non una che ti fa chiedere, ogni maledetta domenica, “ma quando finisce?”.