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Paratici e Firenze meritano chiarezza: la palla passa ai Commisso

Paratici e Firenze meritano chiarezza: la palla passa ai Commisso - immagine 1
Paratici è oggetto dell'interesse di mezza Serie A eppure non arrivano segnali chiari da parte della società: quale futuro?
Matteo Magrini

Altro giro, altra corsa, altre voci. Nemmeno il tempo di far evaporare quelle relative alla Roma, di archiviare questo tristissimo campionato con l'aritmetica salvezza et voilà, ecco arrivare gli spifferi da Milano. Il riferimento, va da sé, è a Fabio Paratici e ad un valzer di direttori sportivi che rischia di rivoluzionare l'organigramma di (quasi) tutte le società più importanti. Milan compreso. E così, visto che nemmeno un anno fa l'attuale diesse della Fiorentina era stato a meno di un passo dai rossoneri (fu l'ad Furlani a far saltare tutto) ecco che la sua candidatura è tornata prepotentemente di moda. Lo diciamo subito, e con la massima chiarezza possibile: nessuno sta cercando di destabilizzare i viola (anche perché pur con tutta l'autostima di cui noi fiorentini siamo forniti si fatica a pensare che da quelle parti possano considerare la società di Commisso come una fastidiosa concorrente) e le notizie rilanciate da Gianluca Di Marzio e da Sky hanno trovato più di una conferma.

Le resistenze riscontrate

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Ciò significa che Paratici voglia andarsene o che esista il rischio concreto di perderlo? Probabilmente no. Perché esiste un contratto, certo, ma anche e soprattutto perché l'ex dirigente di Juve e Tottenham è totalmente concentrato sulla ricostruzione della Fiorentina. E qua “casca l'asino”. Accortosi nel giro di cinque minuti di quale fosse il livello (mediamente basso) della realtà in cui si è trovato infatti il diesse ha immaginato (e iniziato) una vera e propria rivoluzione. O meglio. Vorrebbe iniziare e dar corpo ad una vera e propria rivoluzione. A tutti i livelli. Il problema (serio) è che ha trovato e sta trovando resistenze interne che mai si sarebbe aspettato tanto forti. Il riferimento (per esempio) è all'area medica, ma potremmo parlare anche del team manager, della comunicazione o dell'organizzazione del Viola Park. Del resto, quando un club con un centro sportivo del genere fa allenare la Primavera sui campi opposti rispetto a quelli della prima squadra capite da soli che uno come Paratici (che piaccia o no, ed ogni opinione è legittima...) non poteva che rimaner senza parole e che sia determinato a cambiare praticamente tutto.

Serve chiarezza

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Glielo lasceranno fare? E ancora. Quali margini di manovra gli saranno concessi? E poi. Quali mezzi gli metterà a disposizione la proprietà? Potrà operare sul mercato contando sulle risorse dei Commisso o sarà costretto (dagli errori di chi c'era prima di lui) a autofinanziarsi o ancor peggio a chiudere in attivo per rientrare dal -60 dell'estate scorsa? In pochissime parole: che Fiorentina hanno in mente Catherine e Joseph Commisso? Dalla risposta a queste semplicissima (ma decisiva) domanda passa presente e futuro dei viola e, probabilmente, dello stesso Fabio Paratici. O c'è qualcuno che pensa che un dirigente di questo livello (corteggiato appunto da tutti i club più importanti d'Italia) sia disposto a star qua quattro anni e mezzo a lottare, senza possibilità di crescita, per il settimo o l'ottavo posto? Chiarezza. Questo serve. La deve pretendere lui, e la merita una città che non merita più di vedere il suo proprietario esultare sui social per una salvezza ottenuta alla terzultima giornata...