La morte è come una coltre gelata che paralizza il consueto. Il primo sentimento è lo sgomento poi una profonda pietà per il dolore dei cari che ne soffriranno ogni giorno di più. Rocco Commisso se n’è andato accompagnato da un cordoglio generale, come, probabilmente, gli sarebbe piaciuto. Se n’è andato nel rimpianto di chi anche non gli ha risparmiato critiche. Soprattutto, ne siamo certi, con nel cuore l’amarezza di non essere riuscito, come avrebbe voluto, nella sua impresa “viola”. E dire che aveva intrapreso questa avventura con il piglio del “fare tutto presto e bene”.

My way - A modo mio
Okay Rocco, sarai parte della nostra memoria
A Massimo Basile, pochi giorni dopo l’acquisto della Fiorentina, chiese, preoccupato, come sarebbe stato accolto a Firenze. Il giornalista, fiorentino pure lui, lo rassicuro’ dicendogli che c’erano “coorti” di tifosi pronti a far festa. Orgoglioso come ogni emigrante di successo, bramava dimostrarlo anche nel calcio e a Firenze. Appassionato di pallone, amava la musica cimentandosi con la fisarmonica e al pianoforte. Era un sanguigno come il suo parlare. Alzava i toni di fronte alle difficoltà di un mondo che stentava a capire e che non riusciva ad accettare. Più che le sue parole colpiva la sfrontatezza della sua energia.
Così che quando lentamente si è allontanato dal proscenio dell’attenzione generale si è cominciato a sospettare. Protetto dalla riservatezza e qualche pietosa bugia del suo apparato, si è adagiato nel silenzio come un sole al tramonto. Gli restava solo l’ostinazione di non voler mollare opponendo, pare, un convinto rifiuto a chi gli suggeriva di vendere la Fiorentina. Sarebbe stato come accusare sconfitta, sarebbe stato come denunciare il fallimento di quel sogno che insieme al suo fedele compagno di avventure, Giuseppe Barone avevano architettato, forse non senza un pizzico di follia, di là dal mare. La morte impone rispetto. Non è il momento di stilare giudizi. Certo che Rocco entra a pieno titolo nella storia della Fiorentina, alla vigilia del suo centenario. Sarà parte della memoria della nostra maglia e di quel giglio. Okay, Rocco, stavolta okay.
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