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Caro Paolo Vanoli, credo che la sua indignazione sia appropriata. Lei, con due giornate di anticipo, è riuscito ad assolvere al compito che le era stato assegnato e questo le deve essere riconosciuto. Detto ciò, ed era sacrosanto, si stupisce di non incontrare il favore della piazza, o comunque di non poter contare su un consenso quantomeno plebiscitario. Vede, la situazione è un po' più complessa. Oggi il dibattito calcistico divide gli allenatori in due categorie: i giochisti (coloro che cercano di vincere attraverso il gioco) e i risultatisti (quelli che antepongono il risultato a tutto il resto). La Fiorentina di quest’anno era stata costruita con larghi mezzi ingaggiando giocatori interessanti. La squadra è partita malissimo: esonero di Pioli e dimissioni di Pradè.
Lei ha raccolto una Fiorentina che era sprofondata nella notte più buia. Lei stesso ha incontrato non poche difficoltà nel tentativo di raddrizzare la barca. Ma ci permetta, di progressi se ne sono visti pochi per non dire pochissimi. Tanti, troppi gol subiti, molte troppe cadute di rendimento. Certo, sono arrivati i punti necessari per la salvezza. Quanto basta (come direbbe Pellegrino Artusi nelle sue ricette). Ecco, a noi risulta difficile inquadrarla in una delle due categorie: bel gioco? Neanche a parlarne, e per quanto riguarda i risultati meglio lasciar perdere. Allora le sia reso merito per la salvezza ma per il resto lo scetticismo di almeno una parte della tifoseria non ci sembra sacrilego. Certo, dirà, ho dovuto fare con quello che mi ha messo a disposizione la società, e anche su questo ha ragione.
Purtroppo le tragiche vicissitudini hanno ridotto questa società ai minimi termini. Lo stesso comunicato a firma di Joseph Commisso trasuda quantomeno di inesperienza: della serie, grazie ragazzi, almeno il prossimo anno non sarà difficile far meglio... E anche tutto questo silenzio sul futuro lascia interdetti. Non si riesce neppure a capire chi dovrebbe confermarla o a chi avrà il potere di trovare il suo sostituto. Comunque sia, ci permetta, quando ha definito il risultato dell’anno come un capolavoro, ecco, qui, davvero, non ci trova d’accordo.
Vero che la nostra Firenze è ridotta ad un grande cantiere, quasi peggio dello stadio, ma se ha un po’ di tempo faccia due passi in Centro e, tra una transenna ed uno stormo di cartelli indicatori che mutano la direzione di marcia di giorno in giorno, potrà scorgere qualcosa di bello, molto bello. Ecco, quelli sono i veri capolavori.
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